Per almeno 20 anni il Fondo Monetario Internazionale è stato il simbolo di tutto quello che c'era di sbagliato nella globalizzazione neo-liberista. La condizionalità, i programmi di aggiustamento strutturali, le politiche monetariste a tutti i costi che distrussero le economie asiatiche nel 1997, le privatizzazioni selvagge in Russia e nell'Europa dell'Est dopo la caduta del Muro, il potere delle burocrazie e dei mercati che sovrastava quello di governi democraticamente eletti: tutte scelte che si sono dimostrate sbagliate, quando non proprio disastrose, nel medio periodo.
Il Fondo, probabilmente al di là delle sue pur oggettive responsabilità, è stato dunque descritto come il falco, l'ala più estremista dei cosiddetti globalizzatori. Ora, invece, l'IMF sembra essersi velocemente trasformato nella colomba dei mercati finanziari. Gli economisti del Fondo, dopo un iniziale supporto, hanno rigettato l'austerity, spiegando che i calcoli inizialmente effettuati sul moltiplicatore erano sbagliati. Non solo, già in precedenza era stata rigettata la tesi di Alesina che si potesse avere una austerity espansiva. Ma non basta. Durante gli ultimi negoziati sul finanziamento del debito greco il Fondo ha preso una posizione molto coraggiosa: la UE voleva dare due anni in più alla Grecia per ripagare il debito, ma il Fondo si è opposto. L'IMF ha sostenuto che il debito greco non era comunque sostenibile e che si sarebbe dovuto procedere ad una ristrutturazione invece che allungare i tempi di rientro.
Ed infine, sorpresa sorpresa, il Fondo ha cambiato opinione sulla sua bandiera storica, i movimenti di capitale. Durante gli anni 80 e 90, ed anche nell'ultimo decennio, all'IMF hanno strenuamente sponsorizzato la liberalizzazione dei mercati finanziari, sostenendo che questa avrebbe fornito capitali ai paesi in via di sviluppo e migliorato l'efficienza dell'economia mondiale. Come sappiamo, non è andata proprio così. Ora se ne rende conto anche il Fondo che fa marcia indietro. Si tratta di una posizione ancora molto timida, che semplicemente spiega come nelle economie in via di sviluppo la mancanza di controlli sui capitali possa creare bolle speculative destinate poi a scoppiare e mettere in difficoltà quei paesi. Ma si rifiuta ancora di considerare la speculazione come una forza destabilizzatrice e che ha ben poco di razionale. Meglio che niente, comunque.
Non si tratta certo di una rivoluzione, ma di primi passi di allontanamento da un modello economico evidentemente fallimentare. Se lo hanno capito anche gli economisti ideologizzati dal Fondo, come mai i politici europei non se ne sono ancora resi conto?
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Thursday, 13 December 2012
Cosa succede al Fondo Monetario Internazionale?
Friday, 9 November 2012
Economisti da bocciare
Gli economisti, a maggior ragione quelli dell'IMF, dovrebbero sapere che la matematica non è un'opinione. Se poi pensiamo che i neo-liberisti hanno cercato di convincere il mondo che l'economia non è una scienza sociale, ma una scienza esatta, beh gli errori macroscopici dovrebbero allora davvero essere inaccettabili. Soprattutto se consideriamo l'impatto di questi errori.
Quando fu imposto il pacchetto austerity per la Grecia, all'IMF calcolarono i tagli sulla base del loro impatto sulla crescita futura. Il ragionamento lo conosciamo già. Ridurre la spesa pubblica, riconquistare la fiducia nei mercati, rilanciare l'iniziativa privata. E con i tagli convenuti (meglio dire, imposti) si era detto, nel 2010, che la Grecia sarebbe stata ancora in recessione per il 2011, ma avrebbe perso solo l'1% del prodotto interno lordo. E nel 2012 sarebbe ripartita la crescita. Infatti. L'anno dopo il Fondo rivide le sue stime per il 2011 calcolando un -3%. In realtà -7%. E poi nel 2012 si sono riviste le stime per l'anno corrente, indicando una recessione vicina al 5%. Probabilmente sarà di nuovo -7%.
Il problema principale è che è stato calcolato male il moltiplicatore, ovvero gli effetti che tagli (o, al contrario, spese aggiuntive) hanno sull'economia. Il moltiplicatore è un'indispensabile strumento di analisi economica introdotto da Keynes che spiega quali siano gli effetti finali delle politiche macroeconomiche del governo.
Nella sua versione più semplificata, il moltiplicatore può essere rappresentato in questa maniera:

In cui c è la propensione marginale al consumo.
Dunque il valore di questo moltiplicatore dipende dalla propensione marginale al consumo, ovvero quanto viene consumato del reddito e come questo si ripercuote sull'economia. In pratica, un'aumento di spesa pubblica avrà un maggiore impatto sulla domanda aggregata se i destinatari di questa nuova liquidità ne consumeranno una parte consistente (più alto è c, più alto il valore del moltiplicatore), che quindi aumenterà i consumi, mettendo in circolazione nuova liquidità nell'economia tutta, stimolando a ripetizione altri consumi (o investimenti) ogni volta che il denaro passerà di mano. Ovviamente il contrario avverrà in caso di tagli o maggiori tasse (austerity).
Il Fondo Monetario in Grecia e altrove ha calcolato che il valore del moltiplicatore si attestasse tra 0.5 e 1.2. In realtà il suo valore è compreso tra 0.9 e 1.7, quindi gli effetti dei tagli sono notevolmente magnificati. Ed ecco che l'impatto recessivo dell'austerity diventa completamente fuori controllo. Perché si sono fatti questi errori? Ovviamente non è mai facile avere misure esatte, anche se in realtà esistevano già diversi studi che indicavano che il moltiplicatore fosse compreso tra 1 e 1.5. Nel clima politico pro-austerity si è preferito credere a stime diverse o quantomeno non si è voluto procedere con un po' di cautela. Per il Fondo, un mero errore di calcolo. Per i cittadini greci, e non solo, disoccupazione e povertà. Forse è giunta l'ora di cambiare?
Quando fu imposto il pacchetto austerity per la Grecia, all'IMF calcolarono i tagli sulla base del loro impatto sulla crescita futura. Il ragionamento lo conosciamo già. Ridurre la spesa pubblica, riconquistare la fiducia nei mercati, rilanciare l'iniziativa privata. E con i tagli convenuti (meglio dire, imposti) si era detto, nel 2010, che la Grecia sarebbe stata ancora in recessione per il 2011, ma avrebbe perso solo l'1% del prodotto interno lordo. E nel 2012 sarebbe ripartita la crescita. Infatti. L'anno dopo il Fondo rivide le sue stime per il 2011 calcolando un -3%. In realtà -7%. E poi nel 2012 si sono riviste le stime per l'anno corrente, indicando una recessione vicina al 5%. Probabilmente sarà di nuovo -7%.
Il problema principale è che è stato calcolato male il moltiplicatore, ovvero gli effetti che tagli (o, al contrario, spese aggiuntive) hanno sull'economia. Il moltiplicatore è un'indispensabile strumento di analisi economica introdotto da Keynes che spiega quali siano gli effetti finali delle politiche macroeconomiche del governo.
Nella sua versione più semplificata, il moltiplicatore può essere rappresentato in questa maniera:
In cui c è la propensione marginale al consumo.
Dunque il valore di questo moltiplicatore dipende dalla propensione marginale al consumo, ovvero quanto viene consumato del reddito e come questo si ripercuote sull'economia. In pratica, un'aumento di spesa pubblica avrà un maggiore impatto sulla domanda aggregata se i destinatari di questa nuova liquidità ne consumeranno una parte consistente (più alto è c, più alto il valore del moltiplicatore), che quindi aumenterà i consumi, mettendo in circolazione nuova liquidità nell'economia tutta, stimolando a ripetizione altri consumi (o investimenti) ogni volta che il denaro passerà di mano. Ovviamente il contrario avverrà in caso di tagli o maggiori tasse (austerity).
Il Fondo Monetario in Grecia e altrove ha calcolato che il valore del moltiplicatore si attestasse tra 0.5 e 1.2. In realtà il suo valore è compreso tra 0.9 e 1.7, quindi gli effetti dei tagli sono notevolmente magnificati. Ed ecco che l'impatto recessivo dell'austerity diventa completamente fuori controllo. Perché si sono fatti questi errori? Ovviamente non è mai facile avere misure esatte, anche se in realtà esistevano già diversi studi che indicavano che il moltiplicatore fosse compreso tra 1 e 1.5. Nel clima politico pro-austerity si è preferito credere a stime diverse o quantomeno non si è voluto procedere con un po' di cautela. Per il Fondo, un mero errore di calcolo. Per i cittadini greci, e non solo, disoccupazione e povertà. Forse è giunta l'ora di cambiare?
Thursday, 11 October 2012
Il peggior banchiere centrale del mondo
Global Finance Magazine anche per quest'anno ha dato le pagelle ai banchieri centrali di tutto il mondo. E il premio come peggior banchiere è stato vinto dalla governatrice argentina Mercedes Marco del Pont.
Come mai? Molto semplicemente la signora Marco del Pont ha deciso di staccarsi dalla solita, stantia litania monetarista. Ha cambiato lo statuto della Banca Centrale e ha deciso che gli obiettivi perseguiti dalla politica monetaria argentina non si riducono al controllo dell'inflazione.
Scandalo! Vergogna! La stolta banchiera ha deciso che tra i compiti della sua istituzioni ci sono anche la stabilità finanziaria, la creazione di posti di lavoro, lo sviluppo economico e l'equità sociale.
Addirittura l'equità sociale, questo sembra davvero intollerabile per i circoli finanziari del mondo. Ma come ci si permette di mettere becco in quello che fanno i mercati per questioni così futili! D'altronde lo sanno tutti, la mano invisibile mette a posto tutto, teniamo l'inflazione sotto controllo e tutto funzionerà perfettamente. Ed invece la signora Mercedes non ha capito nulla, ed infatti perdendosi dietro alla rincorsa delle farfalle ha lasciato che l'inflazione raggiungesse il 9.8% quest'anno. Una roba mai vista.
Lasciando stare la mitologia che l'inflazione sia questa tremenda piaga (e non lo è, soprattutto in un paese in via di sviluppo che deve crescere), manca veramente il buon senso a tutti questi economisti liberali e questi finanzieri che nulla sanno di vita reale. Si accusa la governatrice argentina di fare male il suo lavoro, ma la disoccupazione in quel paese è al 7.5%. Toccherebbe chiedere ai disoccupati greci, spagnoli ed italiani, cosa ne pensano. La crescita economica sostenuta degli ultimi 10 anni ha portato l'economia argentina fuori dalla drammatica crisi finanziaria in cui proprio una versione hard-core del monetarismo l'aveva portata. Certo tutto questo è avvenuto facendo di testa propria, non seguendo i consigli del Fondo Monetario Internazionale, quelli che dicevano di tagliare stipendi, pensioni e posti di lavoro - ma di tenere, sia chiaro, sotto controllo l'inflazione! E che uno faccia di testa propria è davvero inaccettabile. Ma certo, se avessimo la signora Mercedes Marco del Pont a capo della BCE vivremmo tutti in un'Europa più democratica, più giusta ed un po' meno povera.
P.S. Davanti a prove così schiaccianti di stregoneria, Christine Lagarde, direttrice del FMI ha minacciato di "cartellino rosso" l'Argentina. Prorio quello stesso FMI che fu cacciato da Buenos Aires a calci in culo dal vecchio presidente Kirchner. Ci possiamo solo immaginare le risate alla Casa Rosada.
P.P.S Date un'occhio al resto della lista: alcuni di questi governatori saranno anche incapaci di tenere sotto controllo i tassi di interesse, ma con la disoccupazione al 2%, cosa ci fa, ad esempio il Vietnam in questa lista?
Come mai? Molto semplicemente la signora Marco del Pont ha deciso di staccarsi dalla solita, stantia litania monetarista. Ha cambiato lo statuto della Banca Centrale e ha deciso che gli obiettivi perseguiti dalla politica monetaria argentina non si riducono al controllo dell'inflazione.
Scandalo! Vergogna! La stolta banchiera ha deciso che tra i compiti della sua istituzioni ci sono anche la stabilità finanziaria, la creazione di posti di lavoro, lo sviluppo economico e l'equità sociale.
Addirittura l'equità sociale, questo sembra davvero intollerabile per i circoli finanziari del mondo. Ma come ci si permette di mettere becco in quello che fanno i mercati per questioni così futili! D'altronde lo sanno tutti, la mano invisibile mette a posto tutto, teniamo l'inflazione sotto controllo e tutto funzionerà perfettamente. Ed invece la signora Mercedes non ha capito nulla, ed infatti perdendosi dietro alla rincorsa delle farfalle ha lasciato che l'inflazione raggiungesse il 9.8% quest'anno. Una roba mai vista.
Lasciando stare la mitologia che l'inflazione sia questa tremenda piaga (e non lo è, soprattutto in un paese in via di sviluppo che deve crescere), manca veramente il buon senso a tutti questi economisti liberali e questi finanzieri che nulla sanno di vita reale. Si accusa la governatrice argentina di fare male il suo lavoro, ma la disoccupazione in quel paese è al 7.5%. Toccherebbe chiedere ai disoccupati greci, spagnoli ed italiani, cosa ne pensano. La crescita economica sostenuta degli ultimi 10 anni ha portato l'economia argentina fuori dalla drammatica crisi finanziaria in cui proprio una versione hard-core del monetarismo l'aveva portata. Certo tutto questo è avvenuto facendo di testa propria, non seguendo i consigli del Fondo Monetario Internazionale, quelli che dicevano di tagliare stipendi, pensioni e posti di lavoro - ma di tenere, sia chiaro, sotto controllo l'inflazione! E che uno faccia di testa propria è davvero inaccettabile. Ma certo, se avessimo la signora Mercedes Marco del Pont a capo della BCE vivremmo tutti in un'Europa più democratica, più giusta ed un po' meno povera.
P.S. Davanti a prove così schiaccianti di stregoneria, Christine Lagarde, direttrice del FMI ha minacciato di "cartellino rosso" l'Argentina. Prorio quello stesso FMI che fu cacciato da Buenos Aires a calci in culo dal vecchio presidente Kirchner. Ci possiamo solo immaginare le risate alla Casa Rosada.
P.P.S Date un'occhio al resto della lista: alcuni di questi governatori saranno anche incapaci di tenere sotto controllo i tassi di interesse, ma con la disoccupazione al 2%, cosa ci fa, ad esempio il Vietnam in questa lista?
Tuesday, 29 May 2012
Pagherete caro, pagherete tutto!
Slogan da anni 60, riadattato per l'evenienza da Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale. Intervistata dal Guardian la signora ha fatto ben capire l'opinione corrente nellla trojka riguardo la Grecia. Ad Atene i cittadini non hanno pagato le tasse e fatto bagordi per anni, ora si tratta di pagare - pay back - o forse più appropriatamente di fargliela pagare.
Lagarde non è interessata che i greci non abbiano più accesso all'assitenza sanitaria, lei si preoccupa dei bambini in Niger che muoiono di fame. Santa donna. Ma si preoccupa pure, con forse più zelo, dei conti delle banche che vengono costantemente rimpinguati dai fondi di salvataggio che sborsa il Fondo. Cosa puntualmente fatta da Lagarde stessa all'inizio del suo mandato, soprattutto per salvare le banche francesi impelagate in Grecia. Ma si sa, per quest'ultime l'ora di pagare non arriva mai.
Anzi, sarà interessante vedere cosa pensa Lagarde della situazione spagnola, con lo stato che per salvare Bankia aumenterà il debito di 19 miliardi di euro finanziati da titoli pubblici mentre già si parla di altri 30 miliardi per salvare altri istituti. Tutti pagati dai cittadini spagnoli, mentre vengono pure tagliati i servizi pubblici.
Quella del Fondo si tratta ovviamente di una minaccia, quasi di una ritorsione contro il popolo greco che si permette di ribellarsi ai diktat dei padroni. Stia attenta Lagarde che la storia ha insegnato che, a tirare troppo la corda, prima o poi si spezza. E forse allora a pagare saranno lei e quelli come lei.
Lagarde non è interessata che i greci non abbiano più accesso all'assitenza sanitaria, lei si preoccupa dei bambini in Niger che muoiono di fame. Santa donna. Ma si preoccupa pure, con forse più zelo, dei conti delle banche che vengono costantemente rimpinguati dai fondi di salvataggio che sborsa il Fondo. Cosa puntualmente fatta da Lagarde stessa all'inizio del suo mandato, soprattutto per salvare le banche francesi impelagate in Grecia. Ma si sa, per quest'ultime l'ora di pagare non arriva mai.
Anzi, sarà interessante vedere cosa pensa Lagarde della situazione spagnola, con lo stato che per salvare Bankia aumenterà il debito di 19 miliardi di euro finanziati da titoli pubblici mentre già si parla di altri 30 miliardi per salvare altri istituti. Tutti pagati dai cittadini spagnoli, mentre vengono pure tagliati i servizi pubblici.
Quella del Fondo si tratta ovviamente di una minaccia, quasi di una ritorsione contro il popolo greco che si permette di ribellarsi ai diktat dei padroni. Stia attenta Lagarde che la storia ha insegnato che, a tirare troppo la corda, prima o poi si spezza. E forse allora a pagare saranno lei e quelli come lei.
Wednesday, 21 September 2011
shock therapy....again????
Dunque..... shock therapy, all over again.
Bob Traa (IMF):
"If you can do it (staff cuts) up front, you get over it much more quickly. Whether society can support that is a different issue. Our experience is that... if you do things gradually that may induce the public getting very tired. Adjustment fatigue is something that happens in every country."
Un bel salto indietro di 20 anni, shock therapy vs gradualism in Russia. Sciocchezze in serie, sempre le stesse. Meglio una sberla ben assestata inizialmente che diluire il dolore negli anni. Infatti in Russia funziono' benissimo... l'avranno studiato al Fondo?
Dal punto di vista politico-sociale, che anche l'IMF abbia dei dubbi sulla sostenibilita' della proposta dice tutto sulla stessa. Macelleria sociale, insopportabile in qualsiasi democrazia.
Dal punto di vista economico le cose sono anche peggiori. La lezione di questa crisi non l'abbiamo ancora capita? L'austerity non funziona, checche' ne dica Alesina. Anzi, le cose van peggio, la Grecia lo segnala chiaramente. Piu' tagli, piu' recessione, meno tasse, piu' deficit, conti in disordine, ancora tagli e si ricomincia con questo circolo vizioso. D'altronde lo spiegava gia' Stiglitz sempre a prosito della Russia: even long-standing market economies do not get out of deep depressions, where many firms qualify as bankrupt, by forcing large numbers of firms into bankruptcy.
Ed invece, l’idea del Fondo e' licenziare i dipendenti pubblici per ridurre la spesa pubblica. Questi dipendenti non pagheranno tasse, riducendo le entrate fiscali. Ma soprattutto non consumeranno, riducendo la crescita economica e le minori entrate, per esempio, dei commercianti, si trasformeranno in meno tasse pagate dal settore privato e, probabilmente, maggiori licenziamenti.
Senza dover andare indietro di 20 anni, le politiche economiche di Cameron ed Osborne in Inghilterra, con il licenziamento di decine di migliaia di civil servants nella speranza che venissero riassorbiti dal settore privato si sono rivelate basate su nessuna base reale.
Semplicemente, gli economisti liberali non sono in grado di affrontare questa crisi. All'IMF, in particolare, esiste un problema culturale, l'incapacita' di vedere al di fuori dei propri modelli economici, per quanto sbagliati essi siano.
Fino ad arrivare al paradosso di continuare a sostenere ricette che vengono quotidianamente smentite dai fatti (e dalla reazione dei mercati, che a Washington dovrebbero imparare ad interpretare meglio). Parafrasando Brecht: il popolo ha chiesto agli economisti di cambiare le decisioni, gli economisti han deciso di cambiare il popolo...
Bob Traa (IMF):
"If you can do it (staff cuts) up front, you get over it much more quickly. Whether society can support that is a different issue. Our experience is that... if you do things gradually that may induce the public getting very tired. Adjustment fatigue is something that happens in every country."
Un bel salto indietro di 20 anni, shock therapy vs gradualism in Russia. Sciocchezze in serie, sempre le stesse. Meglio una sberla ben assestata inizialmente che diluire il dolore negli anni. Infatti in Russia funziono' benissimo... l'avranno studiato al Fondo?
Dal punto di vista politico-sociale, che anche l'IMF abbia dei dubbi sulla sostenibilita' della proposta dice tutto sulla stessa. Macelleria sociale, insopportabile in qualsiasi democrazia.
Dal punto di vista economico le cose sono anche peggiori. La lezione di questa crisi non l'abbiamo ancora capita? L'austerity non funziona, checche' ne dica Alesina. Anzi, le cose van peggio, la Grecia lo segnala chiaramente. Piu' tagli, piu' recessione, meno tasse, piu' deficit, conti in disordine, ancora tagli e si ricomincia con questo circolo vizioso. D'altronde lo spiegava gia' Stiglitz sempre a prosito della Russia: even long-standing market economies do not get out of deep depressions, where many firms qualify as bankrupt, by forcing large numbers of firms into bankruptcy.
Ed invece, l’idea del Fondo e' licenziare i dipendenti pubblici per ridurre la spesa pubblica. Questi dipendenti non pagheranno tasse, riducendo le entrate fiscali. Ma soprattutto non consumeranno, riducendo la crescita economica e le minori entrate, per esempio, dei commercianti, si trasformeranno in meno tasse pagate dal settore privato e, probabilmente, maggiori licenziamenti.
Senza dover andare indietro di 20 anni, le politiche economiche di Cameron ed Osborne in Inghilterra, con il licenziamento di decine di migliaia di civil servants nella speranza che venissero riassorbiti dal settore privato si sono rivelate basate su nessuna base reale.
Semplicemente, gli economisti liberali non sono in grado di affrontare questa crisi. All'IMF, in particolare, esiste un problema culturale, l'incapacita' di vedere al di fuori dei propri modelli economici, per quanto sbagliati essi siano.
Fino ad arrivare al paradosso di continuare a sostenere ricette che vengono quotidianamente smentite dai fatti (e dalla reazione dei mercati, che a Washington dovrebbero imparare ad interpretare meglio). Parafrasando Brecht: il popolo ha chiesto agli economisti di cambiare le decisioni, gli economisti han deciso di cambiare il popolo...
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