Impareggiabile la premiata ditta del Corsera, Alesina&Giavazzi, i custodi della verità di comodo. La loro ultima uscita è ai limiti del ridicolo, degna del Bagaglino. Spettacolo per altro cui ci hanno ormai abituato: prima sostenendo che il liberismo è di sinistra (si, quel liberismo che ha aumentato ovunque le diseguaglianze e ha bloccato la mobilità sociale in UK e USA: esattamente quello che ci si aspetta dalla sinistra). Recentemente avevano pure provato a sostenere che Obama stesse trasformando gli USA in una socialdemocrazia di stampo europeo, una fanfaronata degna del peggior Tea Party. Nel frattempo avevano provato a cimentarsi in esperimenti economici spericolati, provando a sostenere che l'austerity rilancia la crescita. Una assurdità talmente esagerata che era dovuto intervenire anche il FMI per smentirli, in maniera anche piuttosto dura: i nostri due amici avevano manipolato i dati per ottenere conferma alla loro tesi. Mica male quanto a rigore accademico. Ora tornano alla carica. La Banca d'Italia ha appena presentato i risultati delle sue ricerche spiegando che la recessione italiana è dovuta in larga misura alle misure di austerity? E chi se ne frega. Il Fondo Monetario ha recentemente pubblicato diversi paper sostenendo che i calcoli su cui erano basate le politiche di austerity erano viziati da un errore di fondo nel calcolo del moltiplicatore? Irrilevante. La verità, quella sostenuta da approfondite ricerche empiriche, è diversa. L'austerity non c'entra nulla con la recessione. Ve lo dicono Alesina&Giavazzi, c'è da fidarsi e se gli altri, tipo il Financial Times, dicono il contrario, son solo stupidaggini.
Ecco, FT, FMI, Banca d'Italia, tutti degli stupidi, anzi in malafede perché basano le loro teorie non sull'evidenza empirica. In effetti, detto da due grandi esperti del settore, ci sarebbe pure da fidarsi. Che poi la realtà che abbiamo davanti agli occhi sia diversa da quella manipolata nei loro paper poco importa. Almeno a loro.
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Wednesday, 23 January 2013
Wednesday, 12 December 2012
La UE fuori dalla realtà
L'articolo di qualche giorno fa del commissario europeo Olli Rehn, responsabile per gli affari economici e monetari della UE, è un manifesto della stupidità dell'Unione. Non si possono davvero usare altre parole.
Il commissario chiede di continuare con ancora maggiore austerity. Nel primo pezzo dell'articolo spiega come l'austerity stia funzionando benone, e di fatti l'Irlanda è tornata a raccogliere prestiti sui mercati, più capitale si è mosso verso la Spagna e lo spread per l'Italia è diminuito. Ma il commissario non accenna neppure alla disoccupazione in aumento in tutti i PIIGS, alla povertà, alla recessione. Più che Commissario agli affari economici, forse questo Rehn pensa di essere un broker finanziario. Totalmente inadeguato al ruolo di responsabilità che ricopre.
La seconda parte è altrettanto risibile. Si dice, in sostanza, che il peso del riequilibrio dei conti europei deve ricadere tutto sui paesi in difficoltà. Tutta colpa dei debitori, i creditori possono sedere in riva al fiume e aspettare il cadavere dei nemici. Si cita addirittura a sproposito Keynes, evidentemente letto su un Bignami, versione finlandese. L'idea balzana è che per ridurre i disavanzi commerciali bisogna obbligare i paesi debitori ad una svalutazione interna (leggi, salari bassi e disoccupazione) mentre una politica inflattiva nei paesi creditori avrebbe effetti molto minori - la Germania comprerebbe comunque beni e servizi in Polonia ma non in Spagna. Ma allora a cosa serve aumentare la competitività spagnola? In realtà si vuole impoverire quel paese in maniera tale da indurlo ad importare meno!
Il finale è una chicca: si sostiene che la Germania, applicando una austerity più ridotta rispetto agli altri paesi europei, sarà comunque in una situazione di de facto stimolo fiscale. Roba da matti. Il fatto di tagliare relativamente meno le spese non renderà i tedeschi più ricchi, e quindi più inclini a spendere e dunque ad aumentare le importazioni dal sud Europa. Non capire la differenza tra meno poveri e più ricchi è veramente patetico.
E' grazie a personaggi di questo genere che l'Europa sta andando a fondo. Ma Rehn non se ne è neppure accorto. Tutto va bene, nel paese delle meraviglie dove il Commissario-regina di cuori taglia la testa dei lavoratori europei. Continuiamo a farci del male!
Il commissario chiede di continuare con ancora maggiore austerity. Nel primo pezzo dell'articolo spiega come l'austerity stia funzionando benone, e di fatti l'Irlanda è tornata a raccogliere prestiti sui mercati, più capitale si è mosso verso la Spagna e lo spread per l'Italia è diminuito. Ma il commissario non accenna neppure alla disoccupazione in aumento in tutti i PIIGS, alla povertà, alla recessione. Più che Commissario agli affari economici, forse questo Rehn pensa di essere un broker finanziario. Totalmente inadeguato al ruolo di responsabilità che ricopre.
La seconda parte è altrettanto risibile. Si dice, in sostanza, che il peso del riequilibrio dei conti europei deve ricadere tutto sui paesi in difficoltà. Tutta colpa dei debitori, i creditori possono sedere in riva al fiume e aspettare il cadavere dei nemici. Si cita addirittura a sproposito Keynes, evidentemente letto su un Bignami, versione finlandese. L'idea balzana è che per ridurre i disavanzi commerciali bisogna obbligare i paesi debitori ad una svalutazione interna (leggi, salari bassi e disoccupazione) mentre una politica inflattiva nei paesi creditori avrebbe effetti molto minori - la Germania comprerebbe comunque beni e servizi in Polonia ma non in Spagna. Ma allora a cosa serve aumentare la competitività spagnola? In realtà si vuole impoverire quel paese in maniera tale da indurlo ad importare meno!
Il finale è una chicca: si sostiene che la Germania, applicando una austerity più ridotta rispetto agli altri paesi europei, sarà comunque in una situazione di de facto stimolo fiscale. Roba da matti. Il fatto di tagliare relativamente meno le spese non renderà i tedeschi più ricchi, e quindi più inclini a spendere e dunque ad aumentare le importazioni dal sud Europa. Non capire la differenza tra meno poveri e più ricchi è veramente patetico.
E' grazie a personaggi di questo genere che l'Europa sta andando a fondo. Ma Rehn non se ne è neppure accorto. Tutto va bene, nel paese delle meraviglie dove il Commissario-regina di cuori taglia la testa dei lavoratori europei. Continuiamo a farci del male!
Wednesday, 21 November 2012
Grecia, Italia, Europa: l'austerity non funziona
Nonostante i tagli e le finanziarie lacrime e sangue effettuate in Grecia, la trojka sembra restia a dare altri soldi ad Atene. Si sono infatti resi conto che il piano di rientro dal debito non sta assolutamente funzionando con il debito che, invece di calare, continua a crescere.
E come mai? Normalmente tagli e tassi porterebbero a risparmi per il settore pubblico con una conseguente riduzione di deficit e debito. Ma questo non sta avvenendo. Non in Grecia, non in Italia, perfino non in Germania.
Il motivo, in parte, lo abbiamo visto qualche tempo fa, con gli effetti dei tagli che sono molto più recessivi di quanto inizialmente previsto a causa di un moltiplicatore più ampio di quello calcolato da IMF e OECD. In generale, però, non si è tenuto conto della situazione economica generale che magnifica l'effetto di una politica fiscale restrittiva.
Durante i periodi di espansione economica i tagli fiscali hanno un effetto solo marginale - i loro effetti recessivi possono essere compensati da una politica monetaria espansiva (più denaro in circolazione, tassi di interesse più bassi per aumentare investimenti e consumi). Inoltre i consumi sono solo marginalmente influenzati da una stretta fiscale, perché durante un periodo di boom c'è alto (se non pieno) impiego e le prospettive per il futuro sono buone.
Non è questa la situazione nel periodo attuale. I tassi di interesse sono già vicini allo zero e quindi qualsiasi altro intervento rischia di dimostrarsi inutile (è il caso della liquidity trap in cui qualsiasi intervento di politica monetaria diventa inutile). La disoccupazione è molto alta e dunque i consumi non sono stabili ma in forte calo. Ed a questo si aggiunge che le contemporanee manovre restrittive in tutta Europa hanno un effetto depressivo anche sul commercio intra-europeo, peggiorando ulteriormente la dinamica del PIL.
In un recente articolo Holland e Portes hanno quantificato la differenza dell'impatto dell'austerity in tempi normali rispetto alla situazione attuale. In tutti i paese europei (tranne l'Irlanda) gli effetti sul PIL sono assai peggiori di quelli attesi.
Il che porta ad un paradosso di cui si era già parlato in altre occasioni. L'austerity ottiene esattamente il risultato opposto di quello che si era fissato, aumenta deficit e debito, rendendo il rapporto debito/PIL ancora più insostenibile. Questi sono i risultati riportati da Holland e Portes
Impatto sulla consolidazione del rapporto Debito/PIL (2013)
Lo scenario 1, in nero, illustra quale sarebbe stato l'impatto dell'austerity sul rapporto debito/PIL in tempi "normali", chiaramente una riduzione. In blu, invece, l'impatto atteso per il 2013, in piena recessione economica: un aumento. Il caso più eclatante è la Grecia, che proprio per questo motivo ora rischia di vedersi negata i fondi. Ma l'Italia, come vediamo, si classifica buona seconda in questo ranking dei fallimenti. Come a dire, Monti e i suoi tecnici ci lasciano in una situazione ben peggiore di quella in cui ci avevano presi.
E come mai? Normalmente tagli e tassi porterebbero a risparmi per il settore pubblico con una conseguente riduzione di deficit e debito. Ma questo non sta avvenendo. Non in Grecia, non in Italia, perfino non in Germania.
Il motivo, in parte, lo abbiamo visto qualche tempo fa, con gli effetti dei tagli che sono molto più recessivi di quanto inizialmente previsto a causa di un moltiplicatore più ampio di quello calcolato da IMF e OECD. In generale, però, non si è tenuto conto della situazione economica generale che magnifica l'effetto di una politica fiscale restrittiva.
Durante i periodi di espansione economica i tagli fiscali hanno un effetto solo marginale - i loro effetti recessivi possono essere compensati da una politica monetaria espansiva (più denaro in circolazione, tassi di interesse più bassi per aumentare investimenti e consumi). Inoltre i consumi sono solo marginalmente influenzati da una stretta fiscale, perché durante un periodo di boom c'è alto (se non pieno) impiego e le prospettive per il futuro sono buone.
Non è questa la situazione nel periodo attuale. I tassi di interesse sono già vicini allo zero e quindi qualsiasi altro intervento rischia di dimostrarsi inutile (è il caso della liquidity trap in cui qualsiasi intervento di politica monetaria diventa inutile). La disoccupazione è molto alta e dunque i consumi non sono stabili ma in forte calo. Ed a questo si aggiunge che le contemporanee manovre restrittive in tutta Europa hanno un effetto depressivo anche sul commercio intra-europeo, peggiorando ulteriormente la dinamica del PIL.
In un recente articolo Holland e Portes hanno quantificato la differenza dell'impatto dell'austerity in tempi normali rispetto alla situazione attuale. In tutti i paese europei (tranne l'Irlanda) gli effetti sul PIL sono assai peggiori di quelli attesi.
Il che porta ad un paradosso di cui si era già parlato in altre occasioni. L'austerity ottiene esattamente il risultato opposto di quello che si era fissato, aumenta deficit e debito, rendendo il rapporto debito/PIL ancora più insostenibile. Questi sono i risultati riportati da Holland e Portes
Impatto sulla consolidazione del rapporto Debito/PIL (2013)
Lo scenario 1, in nero, illustra quale sarebbe stato l'impatto dell'austerity sul rapporto debito/PIL in tempi "normali", chiaramente una riduzione. In blu, invece, l'impatto atteso per il 2013, in piena recessione economica: un aumento. Il caso più eclatante è la Grecia, che proprio per questo motivo ora rischia di vedersi negata i fondi. Ma l'Italia, come vediamo, si classifica buona seconda in questo ranking dei fallimenti. Come a dire, Monti e i suoi tecnici ci lasciano in una situazione ben peggiore di quella in cui ci avevano presi.
Friday, 16 November 2012
Ancora sull'austerity e sui calcoli fatti male
La settimana scorsa avevo fatto notare come l'IMF avesse sbagliato i calcoli sul moltiplicatore keynesiano. Oggi anche Krugman riprende questo fatto e aggiunge un interessante grafico sugli errori fatti pure dall'OECD

Nel grafico si confronta la crescita economica prevista dall'OECD tra 2009 e 2011 e i risultati effettivi. Nel caso della Germania - che non ha applicato l'austerity - la crescita economica è stata sottostimata. Negli altri casi, e soprattutto in tutti i PIIGS, è stata grossolanamente sottostimata (in Grecia e Portogallo, i 2 paesi più in difficoltà e con il più forte aggiustamento fiscale, gli errori sono macroscopici).
A questo punto occorre farsi 2 domande:
- come mai tutti i centri economici "mainstream" hanno fatto gli stessi errori? Si tratta di inadeguatezza tecnica e culturale, cioè sono semplicemente scarsi - e se ne dovrebbe dedurre che forse dovremmo smettere di ascoltarli o quantomeno di prenderli come oracoli? Oppure esiste un più largo disegno politico-economico per far passare l'austerity a prescindere dalla sua effettiva utilità?
- come mai davanti a questi dati concreti ancora non si rigetta in toto l'austerity? In Italia e Spagna si continua a tagliare, in Grecia la UE ha dato 2 anni in più per ripagare i debiti ma nessun soldo (ricordiamo che i tanto famigerati aiuti europei sono stati dati per pagare i debiti, non per rilanciare l'economia). Qualcuno potrebbe spiegare perché?
Nel grafico si confronta la crescita economica prevista dall'OECD tra 2009 e 2011 e i risultati effettivi. Nel caso della Germania - che non ha applicato l'austerity - la crescita economica è stata sottostimata. Negli altri casi, e soprattutto in tutti i PIIGS, è stata grossolanamente sottostimata (in Grecia e Portogallo, i 2 paesi più in difficoltà e con il più forte aggiustamento fiscale, gli errori sono macroscopici).
A questo punto occorre farsi 2 domande:
- come mai tutti i centri economici "mainstream" hanno fatto gli stessi errori? Si tratta di inadeguatezza tecnica e culturale, cioè sono semplicemente scarsi - e se ne dovrebbe dedurre che forse dovremmo smettere di ascoltarli o quantomeno di prenderli come oracoli? Oppure esiste un più largo disegno politico-economico per far passare l'austerity a prescindere dalla sua effettiva utilità?
- come mai davanti a questi dati concreti ancora non si rigetta in toto l'austerity? In Italia e Spagna si continua a tagliare, in Grecia la UE ha dato 2 anni in più per ripagare i debiti ma nessun soldo (ricordiamo che i tanto famigerati aiuti europei sono stati dati per pagare i debiti, non per rilanciare l'economia). Qualcuno potrebbe spiegare perché?
Thursday, 8 November 2012
Ad Atene è sempre la stessa storia: botte e tagli
Cambia il governo, rimane lo stesso approccio. Samaras e i suoi fratelli - inclusi gli ex comunisti di Sinistra Democratica - avevano promesso di rinegoziare il pacchetto di tagli imposto dall'Europa. Il premier aveva pure fatto il giro della cancellerie col cappello in mano. Niente da fare. Altro giro, altro regalo. Innalzamento delle pensioni, licenziamento degli statali, riduzione di pensioni e stipendi, blocco del turnover (come se ce ne fosse bisogno: senza soldi e con l'innalzamento dell'età pensionabile, prima che si assuma nel settore pubblico passerà un decennio). Questo perché l'Europa ha detto che bisogna ridurre debito e deficit - ahimè, grazie alla recessione imposta da Berlino e Bruxells debito e deficit sono ormai fuori controllo e stanno continuando a salire vertiginosamente, il debito sfiorerà il 190% del PIL quest'anno e lo sfonderà l'anno prossimo. Ribadiamolo: grazie alla UE e non per colpa dei cittadini greci.
I nostri governi se ne fregano altamente che i nazisti stiano diventando una forza politica rilevante - le cose andranno peggio ora dopo che anche gli stipendi dei poliziotti, per la prima volta dall'inizio della crisi, sono stati tagliati. Non basta: la maggioranza di Samaras è andata in pezzi: nel PASOK ed in Nuova Democrazia ci sono stati diversi ribelli che hanno votato contro i nuovi tagli. E Sinistra Democratica si è astenuta. Risultato: pacchetto approvato con 153 voti su 300. Paese ingovernabile, maggioranza alla canna del gas. E in piazza Syntagma idranti, lacrimogeni e manganelli. Chissà se la Merkel si ricorderà della sua infanzia in Germania Democratica. Forse no, almeno lì il lavoro c'era e le pensioni le pagavano.
I nostri governi se ne fregano altamente che i nazisti stiano diventando una forza politica rilevante - le cose andranno peggio ora dopo che anche gli stipendi dei poliziotti, per la prima volta dall'inizio della crisi, sono stati tagliati. Non basta: la maggioranza di Samaras è andata in pezzi: nel PASOK ed in Nuova Democrazia ci sono stati diversi ribelli che hanno votato contro i nuovi tagli. E Sinistra Democratica si è astenuta. Risultato: pacchetto approvato con 153 voti su 300. Paese ingovernabile, maggioranza alla canna del gas. E in piazza Syntagma idranti, lacrimogeni e manganelli. Chissà se la Merkel si ricorderà della sua infanzia in Germania Democratica. Forse no, almeno lì il lavoro c'era e le pensioni le pagavano.
Thursday, 19 July 2012
Il mito dell'austerity baltica
E' ormai qualche mese che tra economisti e policy-makers europei gira una storiella su come l'austerity possa funzionare bene, se implementata nella maniera giusta. I casi riportati sono quelli dei paesi baltici che dopo il 2009 hanno effettuato tagli nell'ordine dell'8-9% del PIL e che l'anno scorso hanno registrato una crescita considerevole, attorno al 6%.
Bravi questi baltici/nordici, mica come i lavativi del meditteraneo, Italia, Grecia e Spagna che tanto si lamentano e non vogliono fare i compiti a casa. Chissà, sarà colpa dei sindacati, di governi non abbastanza seri (ed infatti si richiedono tecnocrati), magari della nostra poca flessibilità, o forse del carattere meditteraneo.
O forse sarebbe bastato studiare un pò di geografia. La posizione e la dimensione contano. I paesi baltici son piccoli, ed i fondi della UE valgono fino al 20% del budget, una bella iniezione di liquidità durante l'austerity. Nessuno prospetta tali sostegni ad economie più grandi...
L'emigrazione, inoltre, ha ridotto le conseguenze sociali dei tagli, tenendo sotto controllo il tasso di disoccupazione - circa il 2% della popolazione ha lasciato la Lituania nel 2011. Pare improbabile che l'economia europea possa assorbire il 2% della popolazione di Italia-Spagna-Grecia...
Infine, i 3 paesi baltici si trovano in una posizione geografica favorevole. L'economia di Russia e Polonia non si è mai fermata e quella dei paesi scandinavi si è ripresa molto meglio dalla crisi. Con economie confinanti che tirano - e si rivalutano in termini reali - è molto più facile far ripartire le esportazioni. Soprattutto con un sistema industriale piccolo e che funziona fondamentalmente da indotto delle grandi industrie dei paesi confinanti.
Tutte caratteristiche che mancano nell'area meditteranea. E nessuna direttamente legata all'austerity. Forse, in circostanze molto particolari e difficilmente ripetibili, si può crescere nonostante l'austerity. Ma certo non grazie a questa.
Bravi questi baltici/nordici, mica come i lavativi del meditteraneo, Italia, Grecia e Spagna che tanto si lamentano e non vogliono fare i compiti a casa. Chissà, sarà colpa dei sindacati, di governi non abbastanza seri (ed infatti si richiedono tecnocrati), magari della nostra poca flessibilità, o forse del carattere meditteraneo.
O forse sarebbe bastato studiare un pò di geografia. La posizione e la dimensione contano. I paesi baltici son piccoli, ed i fondi della UE valgono fino al 20% del budget, una bella iniezione di liquidità durante l'austerity. Nessuno prospetta tali sostegni ad economie più grandi...
L'emigrazione, inoltre, ha ridotto le conseguenze sociali dei tagli, tenendo sotto controllo il tasso di disoccupazione - circa il 2% della popolazione ha lasciato la Lituania nel 2011. Pare improbabile che l'economia europea possa assorbire il 2% della popolazione di Italia-Spagna-Grecia...
Infine, i 3 paesi baltici si trovano in una posizione geografica favorevole. L'economia di Russia e Polonia non si è mai fermata e quella dei paesi scandinavi si è ripresa molto meglio dalla crisi. Con economie confinanti che tirano - e si rivalutano in termini reali - è molto più facile far ripartire le esportazioni. Soprattutto con un sistema industriale piccolo e che funziona fondamentalmente da indotto delle grandi industrie dei paesi confinanti.
Tutte caratteristiche che mancano nell'area meditteranea. E nessuna direttamente legata all'austerity. Forse, in circostanze molto particolari e difficilmente ripetibili, si può crescere nonostante l'austerity. Ma certo non grazie a questa.
Thursday, 12 July 2012
Spagna: austerity e manganello
Ecco il risultato concreto del vertice europeo. In Spagna, in cambio dei soldi per salvare le banche sono arrivate lacrime e (vero) sangue per i cittadini.
Si inizia con una finanziaria suicida per una economia già in ginocchio come quella iberica. Addio tredicesima e meno ferie per tutti i dipendenti pubblici insieme all'innalzamento dell'IVA - che Rajoy aveva esplicitamente escluso in campagna elettorale: un altro pezzo di democrazia comprato a fior di euro. Occupati solo di far quadrare per qualche mese i conti pubblici, questi liberali da operetta stanno distruggendo il futuro di intere generazioni. L'economia piomberà in una recessione ancora peggiore di quella attuale a causa dei consumi minori che queste misure inevitabilmente porteranno. E neanche si può dire che ci si aspetti un aumento degli investimenti, dato che queste misure non hanno nessuna ripercussione immediata sulla competitività. Quel su cui si scommette è che i tagli ai salari dei dipendenti pubblici portino ad un (ulteriore) immiserimento della popolazione nel suo complesso, riducendo in seguito gli stipendi anche nel settore privato. Il marxiano esercito industriale di riserva.
Ed intanto, davanti alle proteste, risposta in stile franchista del governo. Botte da orbi, proiettili di gomma, 70 feriti.Con un messaggio esplicito: non tollereremo proteste.
La strategia greca: manganello e povertà. Questo, apparentemente, è il futuro dell'Europa.O almeno della Spagna
Si inizia con una finanziaria suicida per una economia già in ginocchio come quella iberica. Addio tredicesima e meno ferie per tutti i dipendenti pubblici insieme all'innalzamento dell'IVA - che Rajoy aveva esplicitamente escluso in campagna elettorale: un altro pezzo di democrazia comprato a fior di euro. Occupati solo di far quadrare per qualche mese i conti pubblici, questi liberali da operetta stanno distruggendo il futuro di intere generazioni. L'economia piomberà in una recessione ancora peggiore di quella attuale a causa dei consumi minori che queste misure inevitabilmente porteranno. E neanche si può dire che ci si aspetti un aumento degli investimenti, dato che queste misure non hanno nessuna ripercussione immediata sulla competitività. Quel su cui si scommette è che i tagli ai salari dei dipendenti pubblici portino ad un (ulteriore) immiserimento della popolazione nel suo complesso, riducendo in seguito gli stipendi anche nel settore privato. Il marxiano esercito industriale di riserva.
Ed intanto, davanti alle proteste, risposta in stile franchista del governo. Botte da orbi, proiettili di gomma, 70 feriti.Con un messaggio esplicito: non tollereremo proteste.
La strategia greca: manganello e povertà. Questo, apparentemente, è il futuro dell'Europa.O almeno della Spagna
Thursday, 5 July 2012
Ma Hollande non era contro l'austerity?
Pare invece che si sia già dimenticato delle promesse elettorali. Dopo aver portato a casa dal vertice europeo una vittoria solo di facciata - con il varo di un pacchetto crescita assolutamente inutile - appena rientrato in Francia ha lanciatoun segnale ammiccante ai mercati.
Come riportato dal WSJ, a fronte di una crescita minore delle aspettative, il governo francese risponderà con tasse più alte e tagli di spesa pubblica - austerity appunto. Evidentemente i francesi, nonostante gli infiniti esempi di questi anni, non hanno ancora capito che l'austerity non fa altro che rallentare la crescita.
Ma tant'è. In fondo era lecito aspettarselo se si tiene a mente il record dei socialisti europei. Da Blair a Schroeder hanno portato il neo-liberismo al suo apice. Degli italiani meglio neanche parlare. Ed i socialisiti francesi son quelli che hanno lanciato la liberalizzazione finanziaria in Europa già ai tempi di Mitterand e Delors.
Questi socialisti non hanno ancora capito che è venuta ora di cambiare pagina. Già alle ultime elezioni presidenziali il risultato di Hollande al primo turno non era certo stato fantastico, con Front National e Gauche in decisa crescita. Cioè con un numero sempre maggiore di francesi stanchi del neo-liberismo. Purtroppo il messaggio non sembra esser stato recepito.
Come riportato dal WSJ, a fronte di una crescita minore delle aspettative, il governo francese risponderà con tasse più alte e tagli di spesa pubblica - austerity appunto. Evidentemente i francesi, nonostante gli infiniti esempi di questi anni, non hanno ancora capito che l'austerity non fa altro che rallentare la crescita.
Ma tant'è. In fondo era lecito aspettarselo se si tiene a mente il record dei socialisti europei. Da Blair a Schroeder hanno portato il neo-liberismo al suo apice. Degli italiani meglio neanche parlare. Ed i socialisiti francesi son quelli che hanno lanciato la liberalizzazione finanziaria in Europa già ai tempi di Mitterand e Delors.
Questi socialisti non hanno ancora capito che è venuta ora di cambiare pagina. Già alle ultime elezioni presidenziali il risultato di Hollande al primo turno non era certo stato fantastico, con Front National e Gauche in decisa crescita. Cioè con un numero sempre maggiore di francesi stanchi del neo-liberismo. Purtroppo il messaggio non sembra esser stato recepito.
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