Vero che la parola liberismo e la parola sinistra mal si conciliano. Ma in fondo erano loro a pretendersi simil-progressisti. Il più famoso era Alberto Alesina, da Harvard, che con il buon Giavazzi, qualche tempo fa, aveva provato a convincerci che il
"Liberismo è di Sinistra". E come no? Meritocrazia e non censo, libero mercato contro lobby. Tutti dovevamo sperare in un mercato concorrenziale simile a quello americano. Poi era arrivata la crisi dei subprime.... Ma il nostro ovviamente non si è arreso. Non ha studiato e ha continuato imperterrito su la sua strada. Che dalla sinistra l'ha portato a Romney, ma forse in fondo anche questi repubblicani sono di sinistra e siamo noi a non accorgercene. E quindi sul
Corriere ha dato il suo endorsement.
A rincarare la dose dei liberisti di sinistra con Romney ci ha poi pensato l'encomiabile Zingales da Chicago, quello che era andato alla Leopolda da Renzi (ahi ahi ahi) a spiegare anche lui che il merito è di sinistra. E che se ne è uscito con un "
Manifesto Capitalista", in cui ci viene nuovamente rispiegato che è il libero mercato ad offrire opportunità e che i veri nemici sono le lobby. Addirittura si parla di degenerazione finanziaria del capitalismo. Ed evidentemente anche lui ha visto in Romney l'alfiere di questa rivoluzione.
C'è qualcosa che davvero mi sfugge. Forse è l'idea di sinistra, forse è l'idea di opportunità. Diamo per buono che almeno Zingales di sinistra non ha mai detto di esserlo anche se (o forse proprio perché) si accompagna a personaggi come Renzi. Ma certo tagliare le tasse ai ricchi che in questi anni sono diventati straricchi non è proprio una cosa progressista. Secondo Alesina meno tasse per i ricchi vuol dire più opportunità per chi studia di più e chi lavora più duramente, ma ci sono studi su studi che spiegano che la diseguaglianza in America non è dovuta all'investimento in capitale umano, ma alle leggi hanno blindato il predominio dei ricchi. Un fatto su tutti: nell'America Repubblicana la mobilità sociale è più bassa che in Europa. Come questo si possa coniugare col merito che Alesina e Zingales predicano è davvero un mistero.
E poi certo, con Obama l'America sta diventando - scandalo! - una nazione socialdemocratica europea, e allora privatizziamo quel poco di pubblico che c'è nella sanità (ma Alesina vive da troppo tempo in America: la differenza tra la nostra sanità e la loro, per fortuna, è ancora abissale). Se poi i voucher di Romney non bastano, poco male, si farà senza cure mediche. Che poi la spesa (privata) per sanità sia la più alta del mondo (leggi, la più inefficiente, alla faccia del libero mercato), poco conta. Il mercato ha ragione a prescindere, anche quando sbaglia.
Fa poi davvero sorridere che i fustigatori delle lobby si schierino con Romney. Alesina fa di più, ci dipinge un America Obamiana in cui le vere lobby sono i sindacati. Già. I super-pac, le corporation che sostengono i repubblicani, la lobby di Wall-Street che preme per fare quello che vuole, salvo poi essere bail-out dallo Stato, quella va bene, no? Lasciamoli liberi di fare quello che vogliono. E poi che facciamo? Li salviamo di nuovo? Ma non ci avevano detto che bisogna ridurre la spesa pubblica? O quella per salvare le banche va bene e quella per dare cure mediche ai malati no.
Ritorniamo al punto di partenza. Liberisti di sinistra. Ecco.