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Tuesday, 24 July 2012

Danke mr Euro

I numeri a volte servono più di mille parole. Ed allora vediamo qualche numero, iniziando con il surplus commerciale della Germania negli anni dell'Euro:

https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgEWH6t7YIVpGk6M0HZOG6r3Y8rPeWmAIc1nNzMF3RSJM6dXoNeO3GVgOel_MB7GcEQ3w6hdyqG36LZ1RPJhjGdeE5-EC9cG2y58AfvB4Ohwm5YKe8_XIKzhNxnQ-g2GskJXqr8KUIvIQ7F/s1600/euro+germany.png


fonte: Sudden Debt

Esattamente in coincidenza con la nascita dell'Euro la Germania ha quadruplicato il suo avanzo commerciale. Bravi loro con le riforme strutturali del governo Schroeder, ma bravo soprattutto l'Euro che ha bloccato la possibilità per le altre economie continentali di svalutare e tenersi competitive. 
Per altro le riforme (leggi: repressione salariale) che hanno reso la Germania così competitiva sono state effettuate in ben altro contesto. Da una parte le economie europee crescevano, assorbendo la capacità produttiva tedesca nonostante una diminuzione dei consumi interna. Dall'altra il governo di Berlino espandeva il suo debito pubblico, infischiandosene dei paramentri di Maastricht:


http://www.economonitor.com/wp-content/uploads/2012/07/Harrison-7-17-12.jpg
Fonte: Ecomonitor

Dal 2000 in avanti la Germania non ha mai rispettato i vincoli comunitari (con l'eccezione del 2007 e del 2011), ma ora ovviamente è inflessibile col debito altrui. In sostanza chiede a Spagna, Italia e Grecia di fare esattamente l'opposto di quello che è stato fatto in Germania, ovvero forzare una deflazine interna senza un internvento anti-ciclico dello Stato e senza il supporto dei propri vicini.
Se guardassero i numeri i tedeschi forse la smetterebbero di fare la morale a tutti e comincerebbero a fare la loro parte.






Thursday, 24 May 2012

E se fosse la Germania ad uscire dall'Euro?

Capisco che sembra una proposta assurda, ma al momento potrebbe essere la soluzione che arreca meno danni.
La Germania è ormai isolata in Europa, se dobbiamo dare retta ai resoconti dei giornali. Italia e Francia fanno fronte comune sugli euro-bond che non possono che essere ben accetti da tutti gli altri paesi in difficoltà, dal Portogallo alla Grecia all'Irlanda. Si tratta della netta maggioranza dell'area Euro, ma Berlino continua a porre il veto. Non vogliono mettere i loro soldi a disposizione dei fannulloni dell'Europa meridionale.
Ma ormai è chiaro che le misure di austerity sono fallite ovunque e che i mercati finanziari continuano a non aver fiducia nei PIGS, nonostante il fiscal compact, nonostate l'austerity. Anzi, ho mostrato nei giorni precedenti che ai mercati dell'austerity non importa nulla. Il problema dell'Europa meridionale è che non è credibile non per i conti in dissesto ma perchè non ha controllo sulla sua politica monetaria, cioè una banca centrale come prestatrice di ultima istanza e gli Eurobond per riscattare i debiti nazionali.
Di questo passo si va veloci verso la distruzione dell'Euro, e la Germania sarà comunque destinata a rimanre sola o quasi. I paesi che usciranno dall'Euro, invece, soffriranno di gravissime ripercussioni:
  • svalutazione, 
  • inflazione galoppante, 
  • impossibilità di pagare i debiti internazionali, 
  • probabile fallimento del sistema bancario.
Se invece fosse la Germania ad uscire tutto questo non succederebbe:
  • Il nuovo marco tedesco si apprezzerebbe fortemente, e l'euro si svaluterebbe, e questo contribuirebbe a riequilibrare la perdita di competitività subita dalle principali economie europee nei confronti della Germania negli ultimi 10 anni (ho già fatto vedere qui quale sia stato l'andamento del costo del lavoro unitario). Svalutazione e apprezzamento sarebbero però assa più ridotti che nel caso di uscita dei PIGS e l'impatto inflattivo sarebbe meno traumatico.
  • Il debito dell'Europa sarebbe ancora denominato in Euro, quindi non ci sarebbero problemi nel pagarlo mentre ovviamente i tedeschi perderebbero un pò di soldi con la svalutazione, ma comunque in questi ultimi anni hanno già fortemente disinvestito nel resto d'Europa. E sarebbe comunque meglio per le banche tedesche subire delle perdite dalla svalutazione dell'euro che il fallimento completo degli stati e delle banche loro debitrici.
  • Ma soprattutto la nuova unione monetaria senza la Germania, di sicuro molto più omogenea economicamente, potrebbe modificare le sue istituzioni: la BCE potrebbe diventare una vera banca centrale con un potere di fuoco tale da zittire immediatamente i mercati con conseguente scomparsa dello spread. Gli Eurobond, garantiti sempre dalla BCE, riddurrebbero l'indebitamento delle economie più in difficoltà, mentre la nuova area monetaria sarebbe comunque affidabile economicamente, guidata ovviamente da Parigi ma comunque senza un dominus come quello tedesco.
A Berlino intanto potrebbero rifare la Bundesbank, continuare nelle loro politiche fiscali e monetarie senza più la paranoia dell'inflazione sud-europea e la paura di dover pagare per gli altri.
Insomma, se l'Europa non si può salvare, soprattutto per i veti della Merkel, allora meglio che sia la Germania a mollare la barca per prima.

Update, 27 maggio
Apparentemente non sono l'unico a pensarla così. Anche membri della comunità finanziaria cominciano a pensare che il ritorno al Marco sia l'unica via d'uscita per risolvere non solo i problemi di debito ma anche quelli strutturali dell'eurozona:
http://www.nakedcapitalism.com/2011/05/marshall-auerback-to-save-the-euro-germany-has-to-quit-the-eurozone.html

Tuesday, 17 April 2012

La Spagna nell'occhio del ciclone

Per 4 mesi ci siamo sentiti dire che i cambi di governo in Italia e Spagna e l'arrivo di Draghi alla BCE avevano rassicurato i mercati e che si erano messi in sicurezza i conti dei paesi più a rischio. Anzi, Monti ci aveva pure detto che il peggio era passato. Ma non lo era, e mentre le sue responsabilità sono importanti, non sono certo le uniche.
La crisi è di sistema anche se ci siamo ostinati a descriverla come il risultato dei conti truccati ad Atene e della pigrizia dei greci. In effetti in Grecia ne avevano combinate di tutti i colori - con qualche aiuto decisivo delle grandi banche internazionali - ma come spieghiamo la situazione della Spagna attuale?
Guardiamo due dati dell'anno che precede la crisi:




fonte: Krugman, Insane in Spain, NY Times

Nel 2007 in Spagna non c'era deficit (il famoso pareggio di bilancio che in Italia tanto sospiriamo!), anzi c'era un surplus ben superiore a quello tedesco. Ed il debito era la metà di quello di Berlino. L'IMF parlò di avanzo strutturale di bilancio, cioè quello che ora i tedeschi vorrebbero imporre al resto d'Europa col fiscal compact. Tradotto, i conti della Spagna di Zapatero facevano invidia al resto d'Europa.
Ed ora? Il debito è salito (2011) al 68.5 e Madrid non riesce a ridurre il deficit sotto il 5.3% per il 2012. E le cose potranno andare solo peggio, con l'economia in recessione, per il momento stimata all'1.8% ma con i nuovi dati attesi per il 30 aprile che potranno solo essere peggiori. E senza ancora aver subito l'impatto dei 37 (27+10) miliardi di nuovi tagli.
Insomma, la crisi non nasce certo nel settore pubblico ma l'ha presto raggiunto, a causa del calo delle entrate e delle uscite in aumento per maggiori spese in ammortizzatori sociali.
Con questi dati la Spagna, ben più dell'Italia, rischia il fallimento per mancanza di liquidità. La risposta, a Madrid come a Bruxells, è stata l'austerity, che continua invece a peggiorare i conti. Il sistema bancario è in ginocchio e deve aumentare capitale e riserve per ridurre il rischio e l'esposizione sui mercati.
Gli effetti di questa situazione sono davanti agli occhi di tutti, basta tenere conto delle componenti del PIL
PIL= C+I+G+X-M
C sono i consumi e sono condizionati positivamente dal reddito disponibile (in calo, ovviamente, con la disoccupazione al 23%) e negativamente dalla tasse (in aumento per l'austerity)
I sono gli investimenti privati e dipendono dalle aspettative degli imprenditori (negative con il consumo in calo) e dalla disponibilità delle banche a finanziare nuovi investimenti (questa era l'idea dell'immissione di liquidità della BCE, servita a nulla)
G è la spesa pubblica (tagliata costantemente)
X - M è la differenza tra esportazioni ed importazioni (e la Spagna ha un deficit anche qui, in parte perchè l'area euro è dominata dall'industria tedesca, in parte perchè l'Euro continua ad essere sopravvalutato proprio a causa della presenza della Germania)


Insomma, uno scenario da incubo, che però sembra sfuggire a chi prende le decisioni. In Spagna si continua a tagliare, a Bruxells si chiedono ancora più tagli ed a Francoforte ci si preoccupa dell'inflazione!! Ci manca solo un rialzo dei tassi di interesse e poi possiamo dire addio all'Euro.



Wednesday, 11 April 2012

Quei tagli di spesa che non vengono fatti...

Ritorniamo a parlare un pò di Grecia, con qualche numero che viene da GaveKal.
  • Negli ultimi 10 anni, la spesa militare greca è stata pari all'incirca al 4% annuo del PIL, mentre quella media del resto d'Europa è stata "solo" dell'1.7%. Cumulativamente questa differenza è circa pari al 52% del PIL greco, oltre 150 milardi di euro
Il tutto in un periodo in cui il nemico storico della Grecia, la Turchia, negoziava per entrare a far parte della UE. Una anima bella si potrebbe immaginare che, data la situazione di terribile crisi attraversata da quel paese, e mancando qualsiasi evidenza di un nemico esterno, questa spesa sia stata se non cancellata quantomeno drasticamente ridotta. Ma prima di vedere se questo sia effettivamente avvenuto, vediamo un altro paio di fatti

  • Qual'è stato il più grande mercato per le munizioni di produzione tedesca tra il 2006 ed il 2010?
  • Se avete pensato la Grecia, avete indovinato - un mercato che vale ben il 15% del totale vendite
  •  Nello stesso periodo quale è stato il principale partner commerciale europeo della Francia per quanto riguarda gli armamenti?
  • Sì, sempre la Francia
Ed ora torniamo alla domanda iniziale. Nel 2010 (sono gli ultimi dati disponibili), la Grecia - anche sotto la forte spinta della UE - ha tagliato la spesa sociale di 1,8 miliardi di euro. Nello stesso anno, quanto è variata la spesa militare?
  1. Scesa di 900 milioni di euro
  2. Invariata
  3. Salita di 900 milioni di euro

........non è la 1.....
...............non è neanche la 2.......
........................, già, la risposta giusta è la 3.
E la chiamano ancora democrazia

Thursday, 24 November 2011

L'ottusità tedesca e i costi per l'Europa

Infine anche la Germania comincia a toccare con mano gli effetti dei propri assurdi diktat economici. L'asta dei titoli di stato tedeschi è stata un fallimento e non è un caso che questo succeda proprio il giorno in cui la Merkel ha di nuovo ribadito, davanti al Parlamento, che la BCE non stamperà denaro.
Il problema è che la Germania ha colpe gigantesche in questa crisi, assai superiori a quelle di qualsiasi altro paese e governo. Sono colpe di almeno 3 tipi:
- c'è un peccato originario: la creazione dell'euro è stata una operazione fortemente filo-tedesca. L'unione monetaria ha avvantaggiato i più forti contro i più deboli a prescindere dai conti macroeconomici. Italia, Grecia, Spagna, e pure la Francia hanno perso competitività nei confronti della Germania. Il risultato è stato un forte surplus di bilancia dei pagamenti della Germania verso il resto d'Europa. Come ho spiegato altrove, una situazione di questo genere era possibile solo in cambio di tassi d'interesse molto bassi nel Sud-Europa, ma ora la Germania si rifiuta di onorare la sua parte nel compromesso europeo;
- il management della crisi, organizzato interamente a Berlino. Quando la crisi greca (l'unico paese veramente malmesso dell'Eurozona) è scoppiata, i tedeschi si sono rifiutati di salvare Atene, con un modestissimo esborso. In linea di principio, forse la Germania aveva ragione, peccato che 12 mesi dopo gli aiuti alla Grecia ci siano stati lo stesso, ma troppo tardi. La crisi era ormai fuori proporzione;
- l'ostinazione a impedire alla BCE di stampare moneta, caso più unico che raro al mondo. Questa cocciutaggine ha scatenato il panico sui mercati finanziari. L'Italia, nonostante il debito, era perfettamente solvente e una garanzia della BCE avrebbe fatto sparire qualsiasi paura dal mercato. La Spagna ha un deficit galoppante ma un debito ristretto, il che avrebbe dovuto calmare gli speculatori. E la Francia, ora sotto attacco, non avrebbe avuto nessun problema con le banche esposte nel Sud-Europa.

L'arroganza tedesca è la causa principale della crisi. I comportamenti ridicoli e l'incapacità politica di Silvio Berlusconi avevano poco a che fare con la crisi italiana, come dimostra la perdurante tensione sui mercati dopo la sua uscita di scena. Nè viene premiata la maggioranza assoluta ottenuta dal Partido Popular in Spagna. La Germania non può ostinarsi a gestire l'Euro solamente in proprio favore, ricattando il resto d'Europa. Se gli incubi tedeschi sono legati all'iper-inflazione degli Anni 30, forse sarebbe meno costoso organizzare una seduta di massa da qualche buono psichiatra.

Friday, 4 November 2011

Golpe europeo

E cosi' han cancellato il referendum greco. Ma in che mondo viviamo? Il popolo non puo' neanche esprimere la sua idea sulle misure che gli vengono imposte (e non sulla permanenza nell'euro). Geniale soprattutto il commento di Sarkozy. Copio e incollo dal Corriere on line

"Non vogliamo dare l'impressione - ha aggiunto il capo dell'Eliseo - di entrare nelle vicende domestiche dei Paesi, ma noi ci occupiamo dell'euro e la moneta unica va difesa". Il presidente francese ha detto ancora che l'eventuale annullamento della consultazione popolare sulle misure di austerità della Grecia sarebbe «un successo del messaggio lanciato da Francia e Germania».

In realtà, secondo Newsnight della BBC, quel che sta saltando fuori e' che la EU avrebbe detto a Papandreou che se il referendum - lo ribadisco, sugli aiuti, non sulla membership - avesse avuto un risultato negativo e più in generale se Atene avesse rifiutato le misure del bail out, la Grecia sarebbe uscita dall'euro e non sarebbe potuta rientrarci x almeno 10 anni.
 Per fortuna che non volevano interferire negli affari interni di uno stato sovrano! D'altronde che la Grecia fosse ormai considerata una colonia era chiaro da quando il famoso bail out aveva inserito una clausola per cui tecnici esteri dovranno presidiare i ministeri greci x assicurare l'implementazione delle misure imposte.
Da oggi, ufficialmente, la Grecia e' un protettorato franco-tedesco. All'annuncio del referendum Papandreou ha dovuto addirittura licenziare i capi delle forze armate, ora è stato ricattato da chi, forse, quelle forze armate ha cercato di mobilitare. Dal golpe militare, al golpe bianco, i cittadini greci non possono più decidere del loro futuro. Che vergogna.
La Merkel e Sarkozy hanno calato la maschera. Prima affamano il popolo greco per salvare le banche dei loro paesi, poi impediscono a quello stesso popolo di votare. Imperialismo. La crisi economica, nata dall'insostenibilità di una democrazia di mercato è risolta con la cancellazione della democrazia e col ritorno agli imperi. Questa è l'Europa di oggi.

Monday, 24 October 2011

C'è poco da ridere

Il sarcasmo e l'ilarità del duo Sarkozy-Merkel sono davvero fuori luogo. Lungi da me, chiaramente, difendere il grottesco Berlusconi, impresentabile in Europa almeno tanto quanto lo dovrebbe essere in Italia, e preoccupato più di donnine che di conti pubblici.



Ma il dramma europeo va ben oltre la clownesca e patetica farsa italiana. Dopo un anno siamo ancora alle vecche ricette, a tirarsi i capelli ed impartire lezioni senza avere nessun piano consistente. E le colpe sono ben più tedesche (ed in parte francesi) che italiane. Se ci si assume il compito e l'onore di guidare l'Europa con un direttorio del Reno, ci si deve poi assumere le responsabilità e l'onere di produrre risultati. Al momento inesistenti.
Il vertice europeo ha, di nuovo, deciso di ricapitalizzare le banche. Cioè tutti gli istituti di credito in difficoltà e che non saranno capaci di trovare le risorse sul mercato si vedranno siringati nei loro conti 108 miliardi di euro. Senza condizioni. Mentre in Grecia per mollare 8 milardi di aiuti si è costretto il Parlmento ad abolire il contratto nazionale. 
Si dirà, ma si danno pure soldi al fondo salva-stati e, forse (ma solo forse), si raggiungerà l'accordo sull'haircut del debito greco, con sconti fino al 50-60%  su quello che la Grecia dovrebbe pagare. Vero, peccato che da una parte le perdite che le banche patiranno (e che la Francia ancora vuole soltanto volontarie, cose da pazzi) verranno comunque ripianate dallo stesso fondo salva-stati. E che i fondi che l'Efsf darà alla Grecia saranno comunque utilizzati solo per pagare indietro i debiti contratti sempre col settore creditizio. Finiamola con sta farsa, il fondo è solamente salva-banche, altro che salva-stati.
Quando Merkel e Sarkozy cominceranno a fare la lezione alle loro banche, a farle fallire per aver intrapreso investimenti rischiosi ed a mettere finalmente in regola l'industria finanziaria europea avranno le carte in regola per venire a dettare le politiche pubbliche dell'Italia e della Grecia. Ma al momento sono solo meno ridicoli di Berlusconi, non certo più credibili.