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Wednesday, 11 April 2012

Quei tagli di spesa che non vengono fatti...

Ritorniamo a parlare un pò di Grecia, con qualche numero che viene da GaveKal.
  • Negli ultimi 10 anni, la spesa militare greca è stata pari all'incirca al 4% annuo del PIL, mentre quella media del resto d'Europa è stata "solo" dell'1.7%. Cumulativamente questa differenza è circa pari al 52% del PIL greco, oltre 150 milardi di euro
Il tutto in un periodo in cui il nemico storico della Grecia, la Turchia, negoziava per entrare a far parte della UE. Una anima bella si potrebbe immaginare che, data la situazione di terribile crisi attraversata da quel paese, e mancando qualsiasi evidenza di un nemico esterno, questa spesa sia stata se non cancellata quantomeno drasticamente ridotta. Ma prima di vedere se questo sia effettivamente avvenuto, vediamo un altro paio di fatti

  • Qual'è stato il più grande mercato per le munizioni di produzione tedesca tra il 2006 ed il 2010?
  • Se avete pensato la Grecia, avete indovinato - un mercato che vale ben il 15% del totale vendite
  •  Nello stesso periodo quale è stato il principale partner commerciale europeo della Francia per quanto riguarda gli armamenti?
  • Sì, sempre la Francia
Ed ora torniamo alla domanda iniziale. Nel 2010 (sono gli ultimi dati disponibili), la Grecia - anche sotto la forte spinta della UE - ha tagliato la spesa sociale di 1,8 miliardi di euro. Nello stesso anno, quanto è variata la spesa militare?
  1. Scesa di 900 milioni di euro
  2. Invariata
  3. Salita di 900 milioni di euro

........non è la 1.....
...............non è neanche la 2.......
........................, già, la risposta giusta è la 3.
E la chiamano ancora democrazia

Friday, 24 February 2012

Le lezioni mai imparate

Se un extraterrestre fosse arrivato ieri sul nostro pianeta, completamente ignaro di quel che sta succedendo all'economia mondiale, avrebbe potuto informarsi leggendo il giornale della business community americana, il Wall Street Journal.
Ed avrebbe fatto delle scoperte interessanti.
In mattinata avrebbe letto un articolo che riporta i risultati di uno studio della World Bank sulla Cina. Il modello cinese, si dice, ha i giorni (o gli anni) contati. Il capitalismo di stato non funziona, bisogna dare più spazio alla concorrenza, il vero problema dell'economia cinese sono le imprese pubbliche che non pagano dividendi ed investono troppo. Addirittura la crescita economica potrebbe scendere al 7% annuo, più di 3 volte più alta che in America. Ma no, i cinesi non hanno capito nulla. Devono seguire i maestri americani, liberalizzare, togliere il controllo pubblico dall'economia, quello che ha garantito 30 anni di crescita mai visti senza un minimo rimbalzino. Allora si potranno garantirsi un futuro di prosperità.
D'altronde in questi anni le raccomandazioni non erano mancate. Agli inizi del nuovo millennio autorevoli studi avevano segnalato l'esigenza imprescindibili di rinnovare il sistema finanziario cinese, sempre dominato da questo maledetto stato che lo rendeva poco competitivo e trasparente. Per evitare una crisi finanziaria era dunque necessario, si sosteneva, adottare un modello anglosassone che avrebbe allocato meglio le risorse, secondo motivi di mercato e non politici, evitando un investimento eccessivo. Purtroppo anche allora i cinesi non ascoltarono le saggie istruzioni provenienti dall'estero....

Ritornando ad aprire il WSJ la sera, il nostro extratterestre avrebbe poi potuto leggere una intervista a Mario Draghi, governatore della BCE. E cosa ci racconta il buon Draghi? Inizia naturalmente con una bella lezioncina sulla fiscal consolidation e sulla necessità dell'austerity in tempi di crisi, senza accorgersi di essere anche un pò ridicolo visto che in America, con debito e deficit più alti dell'Eurozona si è fatta  molto meno austerity e si sono raggiunti risultati economici di gran lunga migliori. Ma poi si lancia anche in affermazioni di grande respiro, tipo spiegarci che il modello sociale europeo non esiste più ed era comunque inefficiente, che bisogna liberalizzare per diventare più competitivi.
D'altronde negli ultimi 30 anni cosa si è fatto? Non si è forse liberalizzato ed introdotta una crescente flessibilità nel mercato del lavoro? Dopo aver scardinato per legge il modello sociale europeo, come si fa ora a dire che non funziona? Non sarebbe più serio dire che non hanno funzionato le riforme liberali di questi ultimi decenni?
In effetti però non dovremmo sorprenderci, questo tipo di giochetti sono pane quotidiano per i personaggi alla Draghi. Ad inizio anni 90 WB e IMF spinsero per la liberalizzazioni delle economie delle Tigri Asiatiche, il cui successo era quasi un imbarazzo per il capitalismo americano. Naturalmente, dopo la crisi del 1997, si disse che il modello asiatico non funzionava anche se con tutta evidenza erano state le liberalizzazioni stesse a distruggerlo.

Dopo 5 anni di crisi nata e sviluppatasi nel settore privato americano e che ha mette in discussione le basi stesse del modello sociale a stelle e strisce, Draghi, la World Bank e compagnia cantante vanno in giro per il mondo a spiegare a cinesi ed europei che il futuro è una dose massiccia di mercato e che è meglio dimenticarsi di modelli - quello cinese, quello europeo - che avevano e, nel primo caso, hanno tuttora dato grande prova di sè. Forse sono Draghi&C. a venire da Marte.

Thursday, 9 February 2012

Paghi la Grecia per tutti

In Grecia i guai non finiscono mai. Son due anni che la UE impone tagli, e son due anni che questi tagli recessivi peggiorano la situazione, affondano l'economia e le finanze pubbliche e, a ruota, richiedono altri tagli.
Adesso l'Europa ricatta nuovamente Atene, sfruttando un meccanismo di aiuti sadico: le tranche del prestito accordato negli anni scorsi vengono ridiscusse prima di ogni  disborso del prestito, imponendo sempre nuove condizioni.
Ora si ordinano altri tagli ai salari minimi, alle pensioni, e alle spese sui farmaci. Che vergogna, prendersela con i più deboli, i più poveri, gli anziani, i malati. Il salario minimo dovrebbe essere ridotto a meno di 600 euro mensili, livellli da fame mentre gas e petrolio aumentano. Questa è l'idea brillante per rilanciare la competitività greca, sfruttare ed affamare i lavoratori. Manco in Cina!
Anche perchè al momento la Grecia non ha una democrazia migliore di quella, inesistente, cinese. La UE non tratta neanche più, manda lettere ultimative. Chiarissimi i tedeschi: o facciamo come si dice noi, o falliscono. Mentre per banche ed hedge fund l'adesione all'haircut sui titoli è su base completamente volontaria, ci mancherebbe.
Ovviamente se l'inutile Parlamento ateniese accetterà, non sarà l'ultimo sacrificio. Il Pil continuerà a crollare, i conti dello Stato rimarranno in rosso, ed altri tagli saranno presto all'ordine del giorno. Non lo dice solo "City", ma pure la maggioranza degli analisti di mercato (proprio della City...) è concorde: questo tipo di austerity è controproducente. Se ne sono accorti tutti, tranne che a Bruxells (in realtà, ovviamente, Berlino). O forse è stato fatto tutto scientemente. Per due anni si è affamato la Grecia mentre si guadagnava tempo per mettere in sicurezza le banche tedesche e francesi, riassestate dal recente prestito a tasso quasi zero di oltre 1000 miliardi di Euro (che per pensionati, lavoratori e malati di Atene non ci sono...). Non a caso ora i burocati europei e gli arroganti tedeschi parlano con tranquillità di una possibile uscita  di Atene dall'Euro. Hanno pagato i greci per tutti, adesso possono anche morire.


Thursday, 19 January 2012

Terza Guerra Mondiale

Il termine, invero un pò forte, è stato evocato dal banchiere d'affari Guido Vitale in una intervista sul Corriere della Sera. Il tema in discussione erano le agenzie di rating e il declassamento di quasi tutta l'Europa, compreso l'Efsf, in cui ci sarebbe lo zampino americano. Il concetto, in forma un pò più soft, è stato ripreso anche da Olli Rehn che ha definito le suddette agenzie "uno strumento del capitalismo USA".
Non sono bei segnali. Per difendere la City, il Regno Unito sta velocemente abbandonando l'Europa, mentre a Bruxells si comincia a covare il (sensato) sospetto che la finanza, largamente anglosassone, abbia anche un progetto politico.
Nei paesi meridionali dell'Europa si nutre lo stesso dubbio nei confronti della Germania, che deliberatamente strozza Grecia, Italia e Spagna a favore del capitale tedesco - e magari per comprare a prezzi stracciati quello che rimarrà del Mediterraneo. La situazione è talmente grave che pure il moderatissimo Monti invita i tedeschi a non confondere autorevolezza ed autoritarismo.
Ed anche Draghi ha cominciato a chiedere più soldi a Berlino, ma dalla Germania hanno prontamente risposto che non daranno un marco per salvare l'Italia. E ad Atene, intanto, il default è ormai scontato e mancano le aspirine dalle farmacie.
Tutti contro tutti. La crisi globale del capitalismo si sta velocemente trasformando in crisi politica, le cui conseguenze, imprevedibili, ridisegneranno i rapporti di forza a livello mondiale per il prossimo secolo. Con un'unica certezza: l'Europa ne uscirà con le ossa rotte.

Tuesday, 13 December 2011

Giù le mani dalla City!

Allo scorso vertice europeo la Gran Bretagna ha posto il veto su una maggiore integrazione economica, ponendosi di fatto ai margini della UE, con già un piede fuori di essa.
Sull'utilità di tale trattato mi sono già espresso. Ma il veto brittanico non ha nulla a che fare con l'opposizione al rigore fiscale, di cui anzi George Osborne è un iper-ideologizzato entusiasta. Senza dover fare tante dietrologie, Cameron ha spiegato che Londra non poteva accettare le restrizioni che la nuova UE voleva applicare alle transazioni finanziarie. Giù le mani dalla City!
Il settore finanziario è stato il grande protagonista della crescita inglese degli anni '90 - insieme al settore edilizio, irrorato proprio dalla liquidità delle banche e dalla loro grandeur, ha contribuito al 50% della crescita del PIL nel decennio precedente la crisi. La cool London di Blair era in realtà il risultato dell'espansione abnorme dei servizi finanziari che aveva fatto della capitale britannica un hub finanziario di prima importanza, sotto molti versi più importante di New York, attirando capitali e talenti da tutto il mondo.
Il Labour aveva investito tutto sulla City, trasformandosi da partito del lavoro in partito della finanza. Ora però c'è un vero e proprio salto di qualità, col governo conservatore che identifica l'interesse nazionale con l'interesse delle banche. Tutto ad un tratto sembra di vivere nella Francia del 1848 con l'esecutivo come comitato d'affari della borghesia di marxiana memoria. Esecutivo che dimostra di aver capito assai poco della crisi che attanaglia il capitalismo occidentale di inizio Millennio.
Per difendere gli interessi del capitale finanziario il Regno Unito si è isolato dal resto d'Europa. Non è la prima volta e vale la pena di ricordare che a Londra c'è ancora la sterlina e non l'Euro. E l'Europa ha dato tale misera prova di sè stessa negli ultimi anni che l'euroscetticismo britannico è abbastanza comprensibile. La UE è in crisi e l'euro potrebbe anche sparire nel giro di pochi mesi, proprio per questo i cambiamenti istituzionali sono necessari, ed in fretta. Lo splendido isolamento brittanico rischia dunque di trasformarsi in marginalizzazione, l'Europa non può più aspettare i tentennamenti londinesi.
E potrebbe essere una buona notizia. La Gran Bretagna ha sempre frenato di proposito qualsiasi tentativo di integrazione politica a livello europeo. Ora, autoescludendosi, rischia di perdere il suo potere di veto. D'altronde, la partecipazione al consesso europeo senza condividerne lo spirito e la moneta è un paradosso, che ironicamente proprio l'inettitudine di Cameron potrebbe risolvere.

Tuesday, 22 November 2011

Non resta che affidarsi ai tecnici

"Non resta che affidarsi ai tecnici. I poteri forti, è una balla dire che non ci sono, pensano a questo: rafforziamo la BCE, rafforziamo i livelli metanazionli di governo, nelle situazioni di crisi più esplosive, tipo Grecia e Italia, determiniamo cambi di governo che affidino il timore a esperti che fanno parte integrante del potere finanziario internazionale. Questo potrebbe essere un modo di gestire la transizione."
Massimo Cacciari, Il Messagero, 21 Novembre

Non penso ci sia bisogno di commenti, per oggi.

Monday, 24 October 2011

C'è poco da ridere

Il sarcasmo e l'ilarità del duo Sarkozy-Merkel sono davvero fuori luogo. Lungi da me, chiaramente, difendere il grottesco Berlusconi, impresentabile in Europa almeno tanto quanto lo dovrebbe essere in Italia, e preoccupato più di donnine che di conti pubblici.



Ma il dramma europeo va ben oltre la clownesca e patetica farsa italiana. Dopo un anno siamo ancora alle vecche ricette, a tirarsi i capelli ed impartire lezioni senza avere nessun piano consistente. E le colpe sono ben più tedesche (ed in parte francesi) che italiane. Se ci si assume il compito e l'onore di guidare l'Europa con un direttorio del Reno, ci si deve poi assumere le responsabilità e l'onere di produrre risultati. Al momento inesistenti.
Il vertice europeo ha, di nuovo, deciso di ricapitalizzare le banche. Cioè tutti gli istituti di credito in difficoltà e che non saranno capaci di trovare le risorse sul mercato si vedranno siringati nei loro conti 108 miliardi di euro. Senza condizioni. Mentre in Grecia per mollare 8 milardi di aiuti si è costretto il Parlmento ad abolire il contratto nazionale. 
Si dirà, ma si danno pure soldi al fondo salva-stati e, forse (ma solo forse), si raggiungerà l'accordo sull'haircut del debito greco, con sconti fino al 50-60%  su quello che la Grecia dovrebbe pagare. Vero, peccato che da una parte le perdite che le banche patiranno (e che la Francia ancora vuole soltanto volontarie, cose da pazzi) verranno comunque ripianate dallo stesso fondo salva-stati. E che i fondi che l'Efsf darà alla Grecia saranno comunque utilizzati solo per pagare indietro i debiti contratti sempre col settore creditizio. Finiamola con sta farsa, il fondo è solamente salva-banche, altro che salva-stati.
Quando Merkel e Sarkozy cominceranno a fare la lezione alle loro banche, a farle fallire per aver intrapreso investimenti rischiosi ed a mettere finalmente in regola l'industria finanziaria europea avranno le carte in regola per venire a dettare le politiche pubbliche dell'Italia e della Grecia. Ma al momento sono solo meno ridicoli di Berlusconi, non certo più credibili.

Friday, 23 September 2011

Troppo poco, troppo tardi

E cosi' la UE ha deciso di aumentare i fondi nella disponibilita' dell'Efsf....
Sicuramente e' una decisione giusta, l'Efsf potra' comprare titoli del debito pubblico dei paesi in difficolta', contentendo lo spread e le tensione speculative sul mercato finanziario.
Al contempo, per l'ennesima volta, la BCE garantira' liquidita' agli istituti di credito in crisi. La situazione per gli istituti di credito sta velocemente diventanto critica, in quanto il loro portafoglio e' troppo esposto verso titoli pubblici a rischio default. Solo negli ultimi giorni la Siemens ha ritirato 500 milioni di euro da una banca francese - Credit Agricole o Societe Generale, il primo passo verso un bank run disastroso; e le 2 stesse banche francesi hanno avuto il rating downgraded, cosi' come diverse banche italiane e greche.
Dunque la UE risponde alla crisi con un aumento di liquidita', per proteggere sia gli stati che le banche. Ma e' una soluzione di brevissimo periodo che nella migliore delle ipotesi rimanda la crisi, ma certo non la risolve. Vediamo perche':

  • Se l'Efsf fosse stato creato lo scorso anno e avesse comprato quantita' massiccie (ma in valore assoluto decisamente modeste) di debito greco, forse si sarebbero tenuti i mercati sotto controllo, si sarebbe evitato l'impennata degli interessi sui titoli greci, irlandesi e portoghesi, ed ora spagnoli ed italiani. Ma si e' voluto intraprendere la strada classica degli aggiustamenti strutturali, i tedeschi urlavano che non volevano pagare per i greci (su questo bisognera' tornare, prima o poi) e che ad Atene dovevano imparare a pagare i loro debiti. Infatti...Ora non c'e' piu' solo la Grecia da salvare.
  • L'Efsf emettera' i suoi bond i cui proventi daranno la liquidita' per comprare sul mercato secondario i titoli dei paesi in difficolta'. Ma in una situazione di crisi, come fara' l'Efsf a raccogliere abbastanza liquidita' per salvare la terza economia dell'area Euro (la nostra)? Emettere troppi bond per acquistare titoli rischiosi portera', inevitabilmente, ad una perdita di fiducia nell'Efsf stesso, che non potra' certo mantenere indefinitamente la tripla A (e ricordiamo che anche la Francia e' gi' a rischio downgrading).
  • Ma soprattutto, il problema del debito e' un problema strutturale in tutti i paesi meditteranei che non sono competitivi dentro una unione monetaria con la Germania e non crescono - e quindi non possono ripagare il debito oggi, e neanche domani. La soluzione che ancora si propone e' l'austerity, quando in realta' ci vorrebbe un massiccio trasferimento di risorse dal nord al sud europa, come in un vero stato federale e non in una unione doganale e monetaria come invece rimane l'Europa. La recessione si combatte con gli investimenti, e non i tagli di bilancio.

L'Europa continua a porre pezze, guadagnare tempo, inventarsi soluzioni di brevissima durata spacciate come miracolose (gia' la creazione dell'Efsf qualche mese fa era stato presentato come the ultimate solution...). Si barcamena creando nuovi strumenti man mano che il mercato la stringe nell'angolo, ma non ha una strategia di largo respiro. Ed il tempo a disposizione sta finendo.

Wednesday, 21 September 2011

Chicken game

La situazione, drammatica, in Grecia, si riassume benissimo con il cosiddetto chicken game:


Dritto
Volta
Dritto
-10, -10
1, -1
Volta
-1, 1
0,0

La situazione e' quella classica di 2 auto lanciate una contro l'altra in una prova di coraggio, il primo a voltare e' un vigliacco (chicken), e perdera' la faccia davanti all'altro (da cui i pay-off negativi per l'individuo A  nel quadrante 3 e per l'individuo B nel quadrante 2). Se entrambi voltano, si salvano ma se contano entrambi sulla vigliaccheria altrui finiranni per schiantarsi e morire tutti e 2. Un gioco senza strategia dominante con 2 equilibri instabili nei quadranti 2 e 3
Cosa c'entra tutto questo con la Grecia? Fino a questo momento, nelle trattative con l'Europa e l'IMF (A) la Grecia (B) ha sempre fatto il chicken, accettando le condizioni imposte (voltando), senza colpo ferire (equilibrio nel quadrante 2). Evidentemente il rischio di fallimento era considerato peggiore a qualsiasi alternativa. Ora pero', con l'austerity che non funziona e la montante pressione sociale, forse il governo di Atene non e' piu' disposto a subire passivamente e si e' messo a giocare a braccio di ferro con l'Europa.
Similmente, l'Europa fino a questo momento ha imposto le proprie condizioni capestro, ma se i greci smettono di accettarle cosa succede? Succede che le banche francesi finiscono sul lastrico, che l'Italia rischia il contagio ed il default e che, a catena, l'euro sparisce. Mentre Atene fallisce e si ritrova con una situazione sociale vicino alla rivolta. Il classico caso di scontro in cui tutti e due i guidatori muiono.
Ma la matrice dei pay-off non e' necessariamente strutturata come e' stata descritta. Da una parte per la Grecia fare ancora il chicken e' insostenibile e, d'altronde, nemmeno funziona, l'austerity ha fallito ed ora se ne propone di nuova..Per la Grecia il nuovo piano di salvataggio ha lo stesso valore del fallimento. Per l'Europa invece, accettare di salvare la Grecia potrebbe voler dire non perdere la faccia ma ridare credibilita' alla UE. Peccato che a Francoforte e Bruxells non lo capiscano e continuino a giocare una partita gia' persa. Inoltre Atene ora ha il coltello dalla parte del manico. Se prima dell'estate un default greco avrebbe potuto danneggiare soprattutto la penisola ellenica, ora e' invece chiaro che il prezzo per l'Europa sarebbe altissimo, probabilmente piu' alto che per Atene stessa.
Ed allora la nuova matrice dovrebbe essere:


Dritto
Volta
Dritto
-100,-10
1, -10
Volta
-1, 1
100 (0),100

Nel primo quadrante, in caso di default greco tutti perdono, ma l'Europa perde di piu'. Nel secondo, nel caso la Grecia accetti il piano, Atene perde, e l'Europa guadagna tempo fino al prossimo evento creditizio. Nel terzo quadrante l'Europa fa il chicken (perde credibilita') ma salva per il momento la moneta unica - ma un semplice bail out senza nuove regole sarebbe una strategia di corto respito.
Nel quarto quadrante, che e' l'unico equilibrio di Nash della matrice rivista, l'Europa salva la Grecia con una nuova strategia - si fa una unione fiscale che tiene sotto controllo le spese dei paesi meditteranei, si danno garanzie ai mercati con gli eurobond sostenuti da BCE e EFSF, si trova la liquidita' per rilanciare le economie in difficolta'. Pay off massimo, ma non percepito dalle istituzioni europee che sono convinte che il risultato di un cambiamento di strategia sia comunque un atto di vigliaccheria (da cui il payoff apparente 0). La Grecia, invece, perderebbe una parte di sovranita' (come gli altri stati) ma rilancerebbe la sua economia ed uscirebbe dalla crisi.
Forse un po' troppo semplicistico. Ma rende bene l'idea del problema cui si trova davanti l'Europa. O cambia, o muore.