Wednesday, 16 November 2011

La finanza al governo

L'inzio del governo Monti non è dei migliori. In questi giorni si è fatto notare che Monti era già stato advisor di Goldman Sachs ma che bisogna valutare la persona e non il suo cv - anche se allora non si capisce perchè tocchi affidarsi ad un governo tecnico.
Ora la scelta dei ministri va nella stessa direzione. Per fortuna il rettore di una università privata non è finito al MIUR, anche se nel governo c'è lo stesso. Ma Passera allo sviluppo economico sembra veramente una nomina assurda. Nel mezzo di una tempesta finanziaria provocata dalle banche, come si fa a mettere il banchiere italiano più in vista a capo di un dicastero economico? E' forse il prezzo da pagare al sistema finanziario internazionale? Ed i conflitti di interesse dello stesso Passera?
La scusa, già me lo immagino, è che serve un esperto del mestiere per riordinare il sistema finanziario. Tipo quando hanno messo Rubin a capo del tesoro americano e ha lanciato la de-regulation finanziaria, o quando c'è finito Paulson che ha salvato la sua vecchia banca (sempre Goldman, scherziamo....) senza imporre nessuna condizione sull'utilizzo dei fondi pubblici. Felice se sarò smentito dai fatti, ma mettere il lupo a controllare il gregge di pecore non è di solito l'idea migliore.
E per controllare che il lupo non faccia solo gli interessi di Banca Intesa, meglio farlo controllare da Gnudi, che prima di diventare ministro del turismo faceva il consigliere di Unicredit.
Se il buongiorno si vede dal mattino...

Tuesday, 15 November 2011

Stato d'eccezione

L'Italia sembra destinata a rimanere un caso eccezionale nella politica europea e mondiale. Si è appena liberata (almeno temporaneamente) di un unto del signore, ed ecco che spunta un salvatore della patria. Non voglio certo paragonare Monti a Berlusconi, e probabilmente Monti si trova in questa condizione suo malgrado, ma la realtà è che ci si trova sempre di fronte a qualcosa di anormale quando si parla di politica italiana.
Sarà giusto giudicare il nuovo governo su quello che produrrà ma non si riesce davvero a capire il metodo dietro tutto questo. Sembra una situazione anche peggiore di quella greca dove il nuovo governo tecnico è da considerarsi pro-tempore, 6 mesi e poi tutti al voto. In Italia, invece, si parla di governo di legislatura, perchè le riforme richiedono tempo. Anche se forse durerà meno, con Berlusconi che staccherà la spina quando si sentirà pronto per tornare al voto con alcune chances di vincere. E tutto ricomincerà da capo.

Thursday, 10 November 2011

Le nefaste profezie dei mercati

L'ultima settimana è stata drammatica. Il panico sui mercati finanziari ha sostanzialmente forzato la probabile fine del governo Berlusconi, un ottimo risultato ottenuto in maniera a dir poco discutibile. La situazione non è però migliorata e lo spread è schizzato alle stelle.
Ci sarebbe da capire il perchè. Si, certo, il debito italiano è altissimo. Vuol dire che sia insostenibile? No. Un livello simile del debito lo abbiamo avuto per una ventina d'anni, senza per questo avere nessun tipo di problema. E' cambiato qualcosa negli ultimi anni? Dal punto di vista domestico, non troppo. Continuiamo ad avere crescita debole e debito alto, come sempre. Ma l'economia del paese è tranquillamente in grado di ripagare i debiti - anche se non ci sono dubbi che il debito è una questione da risolvere una volta per tutte.
Il problema italiano nasce, soprattutto, sui mercati finanziari che agiscono in maniera irrazionale. Attaccare un paese solvibile come il nostro è una idiozia. Il problema è che questi attacchi sono il classico esempio di self-fulfilling prophecies. Come detto, l'Italia a Giugno era perfettamente solvente. Nessun investitore avrebbe perso denaro, tutti i debiti sarebbero stati ripagati. Ma il panico generato da motivi esterni (la Grecia, l'Euro in pericolo, la pessima governance di UE e BCE) ha scatenato gli animal spirits. Credendo erroneamente che l'Italia fosse in crisi, gli attacchi speculativi hanno, in effetti, generato una vera crisi. In questo senso sono profezie che si auto-avverano. La costante, ed ingiustificata, vendita di titoli italiani fa schizzare il rendimento alle stelle e quindi limita seriamente le possibilità del governo italiano di avere accesso al mercato del credito e, dunque, di ripagare i debiti in scandenza. Una assurdità contro cui sarebbe opportuno un massiccio intervento della BCE, l'unica a poter creare moneta e a contrastare un attacco speculativo che non ha ragione d'essere.

Tuesday, 8 November 2011

Elezioni subito

Il governo Berlusconi si avvia verso il tramonto e già si parla insistentemente di esecutivo tecnico, chiesto anche da Veltroni. In precedenza, Scalfari aveva espresso lo stesso concetto. Entrambi sostengono che in mezzo alla buriana della crisi non si possa votare. E perchè? La Spagna lo fa, senza problemi. Anzi, l'annuncio del voto ha contribuito a far calaregli attacchi speculativi. Ma soprattutto la domanda che sorge spontanea è: se la legislatura fosse giunta alla sua fine naturale, si potrebbe votare nel mezzo della crisi? O dovremmo sospendere la democrazia perchè i mercati richiedono stabilità?
Questi discorsi sono rischiosi, ancorchè legittimi. Si vuole il governo tecnico perchè faccia le riforme, ma che tipo di riforme? Quelle che decidono i cittadini o quelle che "ci chiede l'Europa", che "ci chiedono i mercati"? In democrazia sono gli elettori a scegliere e dovrebbero essere i parlamenti e non "i mercati", come sosteneva ieri Giannini, a votare la sfiducia. I cittadini hanno il dovere di scegliere tra più alternative, soprattutto davanti a mesi che si profilano drammatici. La casta di politici e gran commis di stato non può arrogarsi il diritto di scegliere per gli altri, diritto basato su non si sa bene che presunta capacità di discernere meglio della plebe.
Solo un governo votato dagli elettori su un programma chiaro potrà avere la legittimità e la forza di fare uscire l'Italia dalla crisi. Con l'approvazione del popolo (e non con quelle degli operatori di borsa o dei burocrati di Bruxells) si potranno intraprendere anche misure dure.
Altrimenti ci troveremo con governi senza maggioranza politica, sostenuti dal cosiddetto senso di responsabilità. Ma responsabilità verso chi?

Friday, 4 November 2011

Golpe europeo

E cosi' han cancellato il referendum greco. Ma in che mondo viviamo? Il popolo non puo' neanche esprimere la sua idea sulle misure che gli vengono imposte (e non sulla permanenza nell'euro). Geniale soprattutto il commento di Sarkozy. Copio e incollo dal Corriere on line

"Non vogliamo dare l'impressione - ha aggiunto il capo dell'Eliseo - di entrare nelle vicende domestiche dei Paesi, ma noi ci occupiamo dell'euro e la moneta unica va difesa". Il presidente francese ha detto ancora che l'eventuale annullamento della consultazione popolare sulle misure di austerità della Grecia sarebbe «un successo del messaggio lanciato da Francia e Germania».

In realtà, secondo Newsnight della BBC, quel che sta saltando fuori e' che la EU avrebbe detto a Papandreou che se il referendum - lo ribadisco, sugli aiuti, non sulla membership - avesse avuto un risultato negativo e più in generale se Atene avesse rifiutato le misure del bail out, la Grecia sarebbe uscita dall'euro e non sarebbe potuta rientrarci x almeno 10 anni.
 Per fortuna che non volevano interferire negli affari interni di uno stato sovrano! D'altronde che la Grecia fosse ormai considerata una colonia era chiaro da quando il famoso bail out aveva inserito una clausola per cui tecnici esteri dovranno presidiare i ministeri greci x assicurare l'implementazione delle misure imposte.
Da oggi, ufficialmente, la Grecia e' un protettorato franco-tedesco. All'annuncio del referendum Papandreou ha dovuto addirittura licenziare i capi delle forze armate, ora è stato ricattato da chi, forse, quelle forze armate ha cercato di mobilitare. Dal golpe militare, al golpe bianco, i cittadini greci non possono più decidere del loro futuro. Che vergogna.
La Merkel e Sarkozy hanno calato la maschera. Prima affamano il popolo greco per salvare le banche dei loro paesi, poi impediscono a quello stesso popolo di votare. Imperialismo. La crisi economica, nata dall'insostenibilità di una democrazia di mercato è risolta con la cancellazione della democrazia e col ritorno agli imperi. Questa è l'Europa di oggi.

Thursday, 3 November 2011

Un nuovismo che già puzza di vecchio

Al convegno dei rottamatori fiorentini, Luigi Zingales, economista liberale di Chicago, ha riscosso grandi applausi con una frase ad effetto: "in Italia ci sono le migliori segretarie e i peggiori manager". Davvero? Nel paese dove vive e lavora, gli USA, ci sono manager pure peggiori di quelli italiani, ci sono i CEO delle banche che hanno portato al tracollo l'economia e si sono fatti pagare i bonus dai cittadini. E' quello l'esempio da seguire?
Renzi ha proseguito sostenendo che se deve prendere lezioni di economia e fare scelte di politica economica di certo si affiderebbe allo stesso Zingales e non a qualche non meglio precisato membro della direzione del PD - il riferimento era chiaramente al responsabile economico Stefano Fassina, l'unico a denunciare le politiche neo-liberali da macelleria sociale richieste da UE e BCE.
Ecco, è questo il nuovo che avanza? Trasformare l'Italia sul modello più caro agli Zingales, l'America di Reagan e l'Inghilterra della Thatcher? Negli ultimi 4 anni dove hanno vissuto Renzi e Zingales? Non sarebbe il caso di tirare fuori la testa dalla sabbia e rendersi conto che la crisi è figlia di quel modello che oggi ripropongono anche per il nostro paese?
Se questo è il nuovo, mi tengo volentieri il vecchio.

Wednesday, 2 November 2011

La paura del referendum

La scelta del governo greco di tenere un referendum popolare sul programma europeo di aiuti e, soprattutto, tagli ha scatenato un putiferio.
L'Europa si lamenta di non essere stata avvertita. Francia e Germania si sono dichiarate "seccate" e sorprese. Perchè mai dovrebbero essere i cittadini greci a decidere del loro futuro? Sembra davvero un'idea demodè. In fondo, c'è già qualcuno che decide per loro. Una idea chiaramente condivisa dai vari analisti finanziari che ieri davano opinioni a destra e manca. Tipicamente la tesi sostenuta era "non si possono lasciare scelte del genere in mano ad agenti irrazionali (sottinteso, i cittadini)". Anche se nessuno ha spiegato perchè si debba invece lasciare tali decisioni in mano ad agenti assai più irrazionali (gli investitori e gli speculatori) che decidono non sulle loro vite ma su quelle altrui.
Da noi questa sfiducia nella democrazia è condivisa da larghe fette della classe dirigente. In una intervista lunare sul Messagero di oggi, Michele Salvati, neo direttore del Mulino ed intellettuale di riferimento della sinistra "liberal"  (ossimoro se mai ne esiste uno), invoca un governo di salute pubblica che prenda "misure forti e impopolari per rassicurare i mercati". D'altronde Montezemolo e la sua gang chiedono la stessa cosa e una parte del PD spinge nella medesima direzione. Una riedizione dei governi tecnici che non rispondono a nessuno, prendono decisioni senza essere stati eletti e rispondono solo ai mercati. Il sogno del neoliberismo. L'incubo della democrazia.