Zingales non ci delude mai. Il suo ultimo post su Project Syndicate dice tutto della alta concezione della democrazia che hanno i liberali. L'articolo è dedicato ai possibili problemi dell'OMT - outright monetary transactions - cioè il meccanismo per cui si potranno comprare bond dei paesi europei in difficoltà, così da tenere sotto controllo lo spread.
Zingales identifica con efficacia i limiti di questo meccanismo, la solita paccottiglia iper-burocratica scaturita dalla UE, una cosa bellissima che richiede che i parlamenti degli stati ricchi votino sull'esautorare di fatto i parlamenti degli stati poveri. Cioè tu sei in difficoltà, chiedi i soldi: noi ricchi ci riuniamo, decidiamo democraticamente, e se ti diamo i soldi poi decidiamo anche tutto quello che farai te d'ora in avanti. Sovranità limitata.
Ma Zingales di questo non si scandalizza, anzi. Teme le difficoltà politiche, non l'obbrobrio istituzionale. Ed infatti se ne esce con un commento geniale. Monti dovrebbe chiedere ora i fondi per l'Italia. Partirebbe così il programma di riforme strutturali decise dall'Europa in cambio di fondi e si eviterebbe qualsiasi dubbio riguardo le prossime elezioni. Il prossimo governo avrebbe letteralmente la mani legate (triggering the OMT in advance... would tie the hands of any future
Italian government), con un programma già scritto all'estero e sottoscritto dallo governo uscente. Mica male, il sogno di Napolitano, probabilmente.
Una bella pillola avvelenata per evitare qualsiasi tipo brutta sorpresa alle prossime elezioni, perché si sa, questi elettori, soprattutto quando disoccupati e ridotti alla povertà, potrebbero avere qualche grillo per la testa.
Sempre lucido Zingales, in effetti e coerente con quello che i suoi maestri, tipo il Friedman che sosteneva Pinochet, gli hanno insegnato. Meglio però che rimanga a Chicago a insegnare economia, chè di democrazia ne capisce davvero poco.
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Tuesday, 4 December 2012
La pillola avvelenata dei liberali
Wednesday, 19 September 2012
Democrazia ed Economia - 3: le leggi del mercato
In questo caso non sono leggi teoriche, ma vere e proprie normative. Succede in Honduras, posto perfetto per l'ennesimo esperimento social-economico del capitalismo. L'idea è della MKG, una società immobiliare americana che costruirà una città sulle coste del Pacifico, in Honduras. Ma non farà parte dell'Honduras. Non a tutti gli effetti almeno. Non varranno le leggi civili dello Stato centroamericano - quelle penali, almeno inizialmente si, poi più tardi chissà, magari si potrà depenalizzare la schiavitù. Sarà il Consiglio di Amministrazione a stabilire le leggi che regolano i rapporti civili - tipo livello di tasse, garanzie sindacali, orario di lavoro, ordine pubblico (che so, vietiamo la sciopero e le manifestazioni!) e via dicendo.
Si tratta, bisogna ammetterlo, di una idea brillante. A fare lobby si perde troppo tempo e poi trovi sempre qualche populista che ti pianta delle grane. Se invece le leggi te le fai da te, risparmi tempo, denaro, e sei sicuro del risultato.
Non si sa come mai non ci abbia pensato per primo il nostro Marchionne, che avrebbe potuto chiedere di privatizzare Torino. Magari avrebbe lasciato sindaco Chiamparino che non rompeva poi troppo ma si sarebbe pure potuto accontentare di Fassino.
In fondo il risultato non sarebbe molto diverso, si cambiano le leggi ed i diritti in base ai bisogni del padrone di turno che in cambio promette (e chissà, qualcuno manterrà pure) lavoro e paga per tutti, o quasi. Qui il problema lo si risolve a monte, facendosi direttamente le leggi ed esautorando Stato e Parlamento - una conseguenza logica di quasi quarant'anni di liberismo. Ci hanno detto che il mercato funziona e lo Stato no. Ed allora dello Stato che ce ne facciamo? Qui si tratta di soldi, investimenti, posti di lavoro, sarà meglio lasciar fare a chi ci sa fare. E gli investitori vogliono profitti, mica gente che chiede servizi pubblici o rispetto dell'ambiente. Ogni cosa, in fondo, ha un suo prezzo.
Si tratta, bisogna ammetterlo, di una idea brillante. A fare lobby si perde troppo tempo e poi trovi sempre qualche populista che ti pianta delle grane. Se invece le leggi te le fai da te, risparmi tempo, denaro, e sei sicuro del risultato.
Non si sa come mai non ci abbia pensato per primo il nostro Marchionne, che avrebbe potuto chiedere di privatizzare Torino. Magari avrebbe lasciato sindaco Chiamparino che non rompeva poi troppo ma si sarebbe pure potuto accontentare di Fassino.
In fondo il risultato non sarebbe molto diverso, si cambiano le leggi ed i diritti in base ai bisogni del padrone di turno che in cambio promette (e chissà, qualcuno manterrà pure) lavoro e paga per tutti, o quasi. Qui il problema lo si risolve a monte, facendosi direttamente le leggi ed esautorando Stato e Parlamento - una conseguenza logica di quasi quarant'anni di liberismo. Ci hanno detto che il mercato funziona e lo Stato no. Ed allora dello Stato che ce ne facciamo? Qui si tratta di soldi, investimenti, posti di lavoro, sarà meglio lasciar fare a chi ci sa fare. E gli investitori vogliono profitti, mica gente che chiede servizi pubblici o rispetto dell'ambiente. Ogni cosa, in fondo, ha un suo prezzo.
Wednesday, 12 September 2012
Democrazia ed economia - 2: la trappola di Draghi
La mossa della BCE di comprare titoli di debito sul mercato è un passo nella giusta direzione. Sarebbe dovuto anzi essere introdotto molto tempo fa, si sarebbero risparmiati disagi e problemi per Spagna ed Italia ed anche la Grecia - il cui ammontare di debito è relativamente piccolo - sarebbe potuta essere tratta in salvo. Infine la BCE ha deciso di fare quello che tutte le altre banche centrali fanno, usare il proprio illimitato potere di fuoco per rendere irrealistico un attacco speculativo contro un debito sovrano.
Ma è veramente così, e qual'è il prezzo di questa scelta? In realtà il piano Draghi pone una forte condizionalità, gli Stati che decideranno di ricorrere all'aiuto della BCE saranno costretti a riforme economiche decise a Francoforte. Si tratta di un unicuum, nessuna banca centrale al mondo ha il potere di imporre le politiche al proprio stato, qui addirittura abbiamo una istituzione europea il proprio potere sugli stati membri - la sovranità non è più nelle mani del popolo ma dei banchieri centrali.
Una delle colonne del neo-liberismo negli ultimi 30 anni è stata l'indipendenza delle banche centrali, un concetto estremamente anti-democratico visto che questo semplicemente significa che mentre la politica fiscale è decisa dal Parlamento e quindi dagli elettori, la politca monetaria - l'altro bastione della politica economica - è decisa da un gruppo di tecnici senza nessun controllo politico. Per altro la Banca Centrale è un organismo non completamente pubblico nel cui consiglio di amministrazione siedono i principali banchieri privati. In sostanza si è privatizzata una parte fondamentale dell'attività di governo, a solo uso dei mercati. Ora non solo la BCE rimane indipendente, ma mette sotto controllo gli stati, riducendo Parlamenti - ed elezioni - ad una farsa.
Ma è veramente così, e qual'è il prezzo di questa scelta? In realtà il piano Draghi pone una forte condizionalità, gli Stati che decideranno di ricorrere all'aiuto della BCE saranno costretti a riforme economiche decise a Francoforte. Si tratta di un unicuum, nessuna banca centrale al mondo ha il potere di imporre le politiche al proprio stato, qui addirittura abbiamo una istituzione europea il proprio potere sugli stati membri - la sovranità non è più nelle mani del popolo ma dei banchieri centrali.
Una delle colonne del neo-liberismo negli ultimi 30 anni è stata l'indipendenza delle banche centrali, un concetto estremamente anti-democratico visto che questo semplicemente significa che mentre la politica fiscale è decisa dal Parlamento e quindi dagli elettori, la politca monetaria - l'altro bastione della politica economica - è decisa da un gruppo di tecnici senza nessun controllo politico. Per altro la Banca Centrale è un organismo non completamente pubblico nel cui consiglio di amministrazione siedono i principali banchieri privati. In sostanza si è privatizzata una parte fondamentale dell'attività di governo, a solo uso dei mercati. Ora non solo la BCE rimane indipendente, ma mette sotto controllo gli stati, riducendo Parlamenti - ed elezioni - ad una farsa.
Monday, 10 September 2012
Democrazia ed economia - 1: Napolitano e le elezioni
Ormai non si sa più cosa dire per commentare le parole del Presidente della Repubblica. Dovrebbe essere al suo posto per garantire la difesa della Costituzione, invece pare sempre più chiaro che siede al Quirinale per garantire un certo tipo di classe politica ed un certo tipo di scelte economiche.
Non ha battuto ciglio, anzi ha applaudito, quando si violentava la Carta con l'obbligo di pareggio di bilancio, legando mani e piedi a future maggioranze che non potranno, legittimamente, decidere di adottare una politica di deficit-spending, se così vorranno gli elettori.
Ancor peggio ha fatto nello scorso weekend, quando ha ammonito i partiti in vista delle prossime elezioni. Voi confrontatevi pure in campagna elettorale, ma ci sono comunque io a vigilare che gli impegni presi con l'Europa - fiscal compact, tagli, etc etc - vengano rispettati. E perchè mai? Se una maggioranza di elettori votasse per partiti contrari a questi provvedimenti, che autorità potrebbe mai avere Napolitano per impedire i cambiamenti? Ancor di più, se ci fosse un voto chiaro di uscita dall'Euro, Napolitano potrebbe usare tutta la sua moral suasion, ma dovrebbe rispettare i risultati elettorali. Perchè, almeno finora, la democrazia si basa su quel che decidono gli elettori, non su cosa vuole il Presidente della Repubblica, Monti o i mercati internazionali.
Non si tratta di un giudizio di merito su certe politiche - che sono comunque sbagliate - ma di un problema di metodo che nulla ha a che fare con la democrazia. Anzi, l'obiettivo pare proprio svuotare di qualsiasi contenuto prettamente politico le prossime elezioni, che dovrebbero essere consultazioni per approvare, comunque, l'operato della classe dirigente. Una sorta di elezioni sovietiche, come quelle cui si era abituato Napolitano da giovane.
Per fortuna questo orribile settennato sta finendo, speriamo con un normale semestre bianco e non con un golpe dello stesso colore.
Non ha battuto ciglio, anzi ha applaudito, quando si violentava la Carta con l'obbligo di pareggio di bilancio, legando mani e piedi a future maggioranze che non potranno, legittimamente, decidere di adottare una politica di deficit-spending, se così vorranno gli elettori.
Ancor peggio ha fatto nello scorso weekend, quando ha ammonito i partiti in vista delle prossime elezioni. Voi confrontatevi pure in campagna elettorale, ma ci sono comunque io a vigilare che gli impegni presi con l'Europa - fiscal compact, tagli, etc etc - vengano rispettati. E perchè mai? Se una maggioranza di elettori votasse per partiti contrari a questi provvedimenti, che autorità potrebbe mai avere Napolitano per impedire i cambiamenti? Ancor di più, se ci fosse un voto chiaro di uscita dall'Euro, Napolitano potrebbe usare tutta la sua moral suasion, ma dovrebbe rispettare i risultati elettorali. Perchè, almeno finora, la democrazia si basa su quel che decidono gli elettori, non su cosa vuole il Presidente della Repubblica, Monti o i mercati internazionali.
Non si tratta di un giudizio di merito su certe politiche - che sono comunque sbagliate - ma di un problema di metodo che nulla ha a che fare con la democrazia. Anzi, l'obiettivo pare proprio svuotare di qualsiasi contenuto prettamente politico le prossime elezioni, che dovrebbero essere consultazioni per approvare, comunque, l'operato della classe dirigente. Una sorta di elezioni sovietiche, come quelle cui si era abituato Napolitano da giovane.
Per fortuna questo orribile settennato sta finendo, speriamo con un normale semestre bianco e non con un golpe dello stesso colore.
Thursday, 8 December 2011
no representation without taxation
Boston, 1750 ca: la democrazia moderna nasce con i coloni americani che non vogliono pagare le tasse se non possono dire la loro sulla maniera in cui vengono spese - no taxation without repesentation.
Italia, 2012 ca: lo stato italiano rilancia il rapporto tra cittadinanza e democrazia. Chi non paga le tasse non può votare - no representation without taxation. Il 40% della popolazione esclusa dalle liste elettorali, il nuovo governo installatosi, espressione solo dei cittadini "veri", attacca a testa bassa l'evasione fiscale, rimette a posto i conti e salva l'euro.
Boston, 2020 ca: la democrazia americana, dopo 10 anni di recessione ed ormai schiava degli interessi di pochi finanzieri toglie il diritto di voto a coloro che non pagano tutte le tasse nel suolo americano. The 99% movement ora diventa 100%, (il top 1% non pagando le tasse non può più votare) e conquista la Casa Bianca. Il nuovo governo alza le tasse per i ricchi, invade le Cayman Island che diventano il 52esimo stato e, in pieno accordo con i nuovi Stati Uniti d'Europa invade la Svizzera.
La democrazia torna a trionfare.
Italia, 2012 ca: lo stato italiano rilancia il rapporto tra cittadinanza e democrazia. Chi non paga le tasse non può votare - no representation without taxation. Il 40% della popolazione esclusa dalle liste elettorali, il nuovo governo installatosi, espressione solo dei cittadini "veri", attacca a testa bassa l'evasione fiscale, rimette a posto i conti e salva l'euro.
Boston, 2020 ca: la democrazia americana, dopo 10 anni di recessione ed ormai schiava degli interessi di pochi finanzieri toglie il diritto di voto a coloro che non pagano tutte le tasse nel suolo americano. The 99% movement ora diventa 100%, (il top 1% non pagando le tasse non può più votare) e conquista la Casa Bianca. Il nuovo governo alza le tasse per i ricchi, invade le Cayman Island che diventano il 52esimo stato e, in pieno accordo con i nuovi Stati Uniti d'Europa invade la Svizzera.
La democrazia torna a trionfare.
Tuesday, 8 November 2011
Elezioni subito
Il governo Berlusconi si avvia verso il tramonto e già si parla insistentemente di esecutivo tecnico, chiesto anche da Veltroni. In precedenza, Scalfari aveva espresso lo stesso concetto. Entrambi sostengono che in mezzo alla buriana della crisi non si possa votare. E perchè? La Spagna lo fa, senza problemi. Anzi, l'annuncio del voto ha contribuito a far calaregli attacchi speculativi. Ma soprattutto la domanda che sorge spontanea è: se la legislatura fosse giunta alla sua fine naturale, si potrebbe votare nel mezzo della crisi? O dovremmo sospendere la democrazia perchè i mercati richiedono stabilità?
Questi discorsi sono rischiosi, ancorchè legittimi. Si vuole il governo tecnico perchè faccia le riforme, ma che tipo di riforme? Quelle che decidono i cittadini o quelle che "ci chiede l'Europa", che "ci chiedono i mercati"? In democrazia sono gli elettori a scegliere e dovrebbero essere i parlamenti e non "i mercati", come sosteneva ieri Giannini, a votare la sfiducia. I cittadini hanno il dovere di scegliere tra più alternative, soprattutto davanti a mesi che si profilano drammatici. La casta di politici e gran commis di stato non può arrogarsi il diritto di scegliere per gli altri, diritto basato su non si sa bene che presunta capacità di discernere meglio della plebe.
Solo un governo votato dagli elettori su un programma chiaro potrà avere la legittimità e la forza di fare uscire l'Italia dalla crisi. Con l'approvazione del popolo (e non con quelle degli operatori di borsa o dei burocrati di Bruxells) si potranno intraprendere anche misure dure.
Altrimenti ci troveremo con governi senza maggioranza politica, sostenuti dal cosiddetto senso di responsabilità. Ma responsabilità verso chi?
Friday, 4 November 2011
Golpe europeo
E cosi' han cancellato il referendum greco. Ma in che mondo viviamo? Il popolo non puo' neanche esprimere la sua idea sulle misure che gli vengono imposte (e non sulla permanenza nell'euro). Geniale soprattutto il commento di Sarkozy. Copio e incollo dal Corriere on line
"Non vogliamo dare l'impressione - ha aggiunto il capo dell'Eliseo - di entrare nelle vicende domestiche dei Paesi, ma noi ci occupiamo dell'euro e la moneta unica va difesa". Il presidente francese ha detto ancora che l'eventuale annullamento della consultazione popolare sulle misure di austerità della Grecia sarebbe «un successo del messaggio lanciato da Francia e Germania».
In realtà, secondo Newsnight della BBC, quel che sta saltando fuori e' che la EU avrebbe detto a Papandreou che se il referendum - lo ribadisco, sugli aiuti, non sulla membership - avesse avuto un risultato negativo e più in generale se Atene avesse rifiutato le misure del bail out, la Grecia sarebbe uscita dall'euro e non sarebbe potuta rientrarci x almeno 10 anni.
Per fortuna che non volevano interferire negli affari interni di uno stato sovrano! D'altronde che la Grecia fosse ormai considerata una colonia era chiaro da quando il famoso bail out aveva inserito una clausola per cui tecnici esteri dovranno presidiare i ministeri greci x assicurare l'implementazione delle misure imposte.
Da oggi, ufficialmente, la Grecia e' un protettorato franco-tedesco. All'annuncio del referendum Papandreou ha dovuto addirittura licenziare i capi delle forze armate, ora è stato ricattato da chi, forse, quelle forze armate ha cercato di mobilitare. Dal golpe militare, al golpe bianco, i cittadini greci non possono più decidere del loro futuro. Che vergogna.
La Merkel e Sarkozy hanno calato la maschera. Prima affamano il popolo greco per salvare le banche dei loro paesi, poi impediscono a quello stesso popolo di votare. Imperialismo. La crisi economica, nata dall'insostenibilità di una democrazia di mercato è risolta con la cancellazione della democrazia e col ritorno agli imperi. Questa è l'Europa di oggi.
"Non vogliamo dare l'impressione - ha aggiunto il capo dell'Eliseo - di entrare nelle vicende domestiche dei Paesi, ma noi ci occupiamo dell'euro e la moneta unica va difesa". Il presidente francese ha detto ancora che l'eventuale annullamento della consultazione popolare sulle misure di austerità della Grecia sarebbe «un successo del messaggio lanciato da Francia e Germania».
In realtà, secondo Newsnight della BBC, quel che sta saltando fuori e' che la EU avrebbe detto a Papandreou che se il referendum - lo ribadisco, sugli aiuti, non sulla membership - avesse avuto un risultato negativo e più in generale se Atene avesse rifiutato le misure del bail out, la Grecia sarebbe uscita dall'euro e non sarebbe potuta rientrarci x almeno 10 anni.
Per fortuna che non volevano interferire negli affari interni di uno stato sovrano! D'altronde che la Grecia fosse ormai considerata una colonia era chiaro da quando il famoso bail out aveva inserito una clausola per cui tecnici esteri dovranno presidiare i ministeri greci x assicurare l'implementazione delle misure imposte.
Da oggi, ufficialmente, la Grecia e' un protettorato franco-tedesco. All'annuncio del referendum Papandreou ha dovuto addirittura licenziare i capi delle forze armate, ora è stato ricattato da chi, forse, quelle forze armate ha cercato di mobilitare. Dal golpe militare, al golpe bianco, i cittadini greci non possono più decidere del loro futuro. Che vergogna.
La Merkel e Sarkozy hanno calato la maschera. Prima affamano il popolo greco per salvare le banche dei loro paesi, poi impediscono a quello stesso popolo di votare. Imperialismo. La crisi economica, nata dall'insostenibilità di una democrazia di mercato è risolta con la cancellazione della democrazia e col ritorno agli imperi. Questa è l'Europa di oggi.
Wednesday, 2 November 2011
La paura del referendum
La scelta del governo greco di tenere un referendum popolare sul programma europeo di aiuti e, soprattutto, tagli ha scatenato un putiferio.
L'Europa si lamenta di non essere stata avvertita. Francia e Germania si sono dichiarate "seccate" e sorprese. Perchè mai dovrebbero essere i cittadini greci a decidere del loro futuro? Sembra davvero un'idea demodè. In fondo, c'è già qualcuno che decide per loro. Una idea chiaramente condivisa dai vari analisti finanziari che ieri davano opinioni a destra e manca. Tipicamente la tesi sostenuta era "non si possono lasciare scelte del genere in mano ad agenti irrazionali (sottinteso, i cittadini)". Anche se nessuno ha spiegato perchè si debba invece lasciare tali decisioni in mano ad agenti assai più irrazionali (gli investitori e gli speculatori) che decidono non sulle loro vite ma su quelle altrui.
Da noi questa sfiducia nella democrazia è condivisa da larghe fette della classe dirigente. In una intervista lunare sul Messagero di oggi, Michele Salvati, neo direttore del Mulino ed intellettuale di riferimento della sinistra "liberal" (ossimoro se mai ne esiste uno), invoca un governo di salute pubblica che prenda "misure forti e impopolari per rassicurare i mercati". D'altronde Montezemolo e la sua gang chiedono la stessa cosa e una parte del PD spinge nella medesima direzione. Una riedizione dei governi tecnici che non rispondono a nessuno, prendono decisioni senza essere stati eletti e rispondono solo ai mercati. Il sogno del neoliberismo. L'incubo della democrazia.
L'Europa si lamenta di non essere stata avvertita. Francia e Germania si sono dichiarate "seccate" e sorprese. Perchè mai dovrebbero essere i cittadini greci a decidere del loro futuro? Sembra davvero un'idea demodè. In fondo, c'è già qualcuno che decide per loro. Una idea chiaramente condivisa dai vari analisti finanziari che ieri davano opinioni a destra e manca. Tipicamente la tesi sostenuta era "non si possono lasciare scelte del genere in mano ad agenti irrazionali (sottinteso, i cittadini)". Anche se nessuno ha spiegato perchè si debba invece lasciare tali decisioni in mano ad agenti assai più irrazionali (gli investitori e gli speculatori) che decidono non sulle loro vite ma su quelle altrui.
Da noi questa sfiducia nella democrazia è condivisa da larghe fette della classe dirigente. In una intervista lunare sul Messagero di oggi, Michele Salvati, neo direttore del Mulino ed intellettuale di riferimento della sinistra "liberal" (ossimoro se mai ne esiste uno), invoca un governo di salute pubblica che prenda "misure forti e impopolari per rassicurare i mercati". D'altronde Montezemolo e la sua gang chiedono la stessa cosa e una parte del PD spinge nella medesima direzione. Una riedizione dei governi tecnici che non rispondono a nessuno, prendono decisioni senza essere stati eletti e rispondono solo ai mercati. Il sogno del neoliberismo. L'incubo della democrazia.
Thursday, 20 October 2011
post-democrazia
Le reazioni scomposte del dopo 15 Ottobre sembrano confermare una tendenza ormai consolidata, la riduzione dei diritti democratici. In Italia, lo sappiamo, la FIAT cerca di ledere il diritto di sciopero. Ora il sindaco di Roma ed il governo tentano di ridurre il diritto di manifestare. Addirittura Maroni lo fa' con una proposta odiosa e classista, solo i ricchi possono manifestare presentando adeguate fidejussioni.
La precarizzazione del lavoro e la distruzione sistematica del sistema educativo in questi decenni hanno gia' creato una generazione di cittadini di serie-b, con eguali diritti ma poche possibilita' di esercitarli. Ora si passa ad altro, attaccando direttamente i diritti fondanti della democrazia. Non puo' essere casuale che avvenga in un momento in cui i Parlamenti vegono esautorati e sostituiti da organismi internazionali non eletti.
D'altronde Dani Rodrik nel suo recente Globalization Paradox ha spiegato che esiste un trilemma: non si puo' avere allo stesso tempo democrazia, globalizzazione (dei mercati finanziari) ed indipendenza nazionale. Piu' in generale, fino ad ora globalizzazione e democrazia erano state tenute insieme dal ricorso all'economia del debito (salari bassi compensati dall'accesso al credito). Ma in una situazione di crisi (siamo senza soldi, ha detto Berlusconi), non e' possibile continuare a mantenere istituzioni economiche che difendono il capitale contro il lavoro (e polarizzano il reddito) ed istituzioni democratiche. La maggioranza della popolazione, come il caso greco chiaramente dimostra, non puo' essere costretta ad accettare austerita', rigore e diseguaglianza sociale.
La lotta finale tra capitalismo e democrazia e' appena iniziata e purtroppo, per ora, il capitalismo sta vincendo.
La precarizzazione del lavoro e la distruzione sistematica del sistema educativo in questi decenni hanno gia' creato una generazione di cittadini di serie-b, con eguali diritti ma poche possibilita' di esercitarli. Ora si passa ad altro, attaccando direttamente i diritti fondanti della democrazia. Non puo' essere casuale che avvenga in un momento in cui i Parlamenti vegono esautorati e sostituiti da organismi internazionali non eletti.
D'altronde Dani Rodrik nel suo recente Globalization Paradox ha spiegato che esiste un trilemma: non si puo' avere allo stesso tempo democrazia, globalizzazione (dei mercati finanziari) ed indipendenza nazionale. Piu' in generale, fino ad ora globalizzazione e democrazia erano state tenute insieme dal ricorso all'economia del debito (salari bassi compensati dall'accesso al credito). Ma in una situazione di crisi (siamo senza soldi, ha detto Berlusconi), non e' possibile continuare a mantenere istituzioni economiche che difendono il capitale contro il lavoro (e polarizzano il reddito) ed istituzioni democratiche. La maggioranza della popolazione, come il caso greco chiaramente dimostra, non puo' essere costretta ad accettare austerita', rigore e diseguaglianza sociale.
La lotta finale tra capitalismo e democrazia e' appena iniziata e purtroppo, per ora, il capitalismo sta vincendo.
Tuesday, 18 October 2011
Democrazia, protesta e violenza
Oggi mi permetto una digressione, ma neanche tanto chè si parla pur sempre di economia politica. Il tema del giorno rimane sempre la violenza di Sabato. Premetto che non mi piacciono gli spaccavetrine, anche se penso che i problemi veri siano altrove e che la violenza in questi casi abbia, comunque, sempre un connotato politico, anche se rozzo, e che quindi non ci si possa limitare alla condanna. Nel vasto dibattito che ne è seguito mi è stato fatto notare da un amico che la violenza non può essere mai giustificata quando si dispone, come in Italia, del diritto di voto e di sciopero.
E' un argomento che ha una sua certa validità e non va sottovalutato. In astratto è giustissimo, ma lo è davvero nel concreto della situazione italiana? Ora, lasciamo da parte per un momento il fatto che in Italia il diritto di sciopero è sotto attacco (v. caso Fiat), e così lo sono fondamentali diritti (v. possibilità di licenziare a piacimento e fine della contrattazione nazionale). Rimane però il fatto che si ha la possibilità di votare per cambiare le cose. Purtroppo, non è molto vero. Non lo dico da estremista, ma da osservatore. Per tutta l'estate (e per tutti gli ultimi 2 decenni, almeno) si è detto che bisogna fare questo e quello per soddisfare i mercati, si è detto che i mercati domandano e noi dobbiamo rispondere. Ma i mercati NON sono una parte integrante della nostra democrazia, perchè non votano. Eppure le loro richieste vengono prima di quelle degli elettori. Già questo ci dice che la qualità della nostra democrazia è compromessa e che il diritto di voto non è più, ahimè, importante come era una volta.
Non è finita: la democrazia, se vogliamo andare oltre una definizione giuridica, non è solo libere elezioni. La democrazia è un sistema politico che garantisce le minoranze, le include nell'arena politica, le trasforma in cittadini. Per definizione, dunque, è un sistema in parziale contrapposizione al mercato perchè deve ridistribuire risorse in maniera da includere, mentre il mercato tendenzialmente esclude (in nome dell'efficienza, si diceva una volta). Ma le democrazie attuali, prese in ostaggio dai mercati, non includono. Come dicevo ieri, non a caso le violenze avvengono nei ghetti neri americani, nelle banlieues francesi, i luoghi principi dell'esclusione. Ed il lavoro, in una società di mercato, è un elemento chiave della cittadinanza, e la mancanza di lavoro è, a tutti gli effetti, una ghettizzazione, la trasformazione in cittadino di serie B.
Se quindi una democrazia esclude, se il diritto di voto viene ridotto a feticcio, come possiamo soprenderci dell'esplodere della violenza? Il che, ovviamente, non vuol dire non condannarla. Ma spiegarla. E capire che non saranno le leggi speciali del duo Maroni-Di Pietro a fermarla. Ha dunque ragione Parlato quando dice che la violenza era inevitabile e che anzi potrebbe essere istruttiva. Se soltanto chi avesse gli occhi per vedere li aprisse...
E' un argomento che ha una sua certa validità e non va sottovalutato. In astratto è giustissimo, ma lo è davvero nel concreto della situazione italiana? Ora, lasciamo da parte per un momento il fatto che in Italia il diritto di sciopero è sotto attacco (v. caso Fiat), e così lo sono fondamentali diritti (v. possibilità di licenziare a piacimento e fine della contrattazione nazionale). Rimane però il fatto che si ha la possibilità di votare per cambiare le cose. Purtroppo, non è molto vero. Non lo dico da estremista, ma da osservatore. Per tutta l'estate (e per tutti gli ultimi 2 decenni, almeno) si è detto che bisogna fare questo e quello per soddisfare i mercati, si è detto che i mercati domandano e noi dobbiamo rispondere. Ma i mercati NON sono una parte integrante della nostra democrazia, perchè non votano. Eppure le loro richieste vengono prima di quelle degli elettori. Già questo ci dice che la qualità della nostra democrazia è compromessa e che il diritto di voto non è più, ahimè, importante come era una volta.
Non è finita: la democrazia, se vogliamo andare oltre una definizione giuridica, non è solo libere elezioni. La democrazia è un sistema politico che garantisce le minoranze, le include nell'arena politica, le trasforma in cittadini. Per definizione, dunque, è un sistema in parziale contrapposizione al mercato perchè deve ridistribuire risorse in maniera da includere, mentre il mercato tendenzialmente esclude (in nome dell'efficienza, si diceva una volta). Ma le democrazie attuali, prese in ostaggio dai mercati, non includono. Come dicevo ieri, non a caso le violenze avvengono nei ghetti neri americani, nelle banlieues francesi, i luoghi principi dell'esclusione. Ed il lavoro, in una società di mercato, è un elemento chiave della cittadinanza, e la mancanza di lavoro è, a tutti gli effetti, una ghettizzazione, la trasformazione in cittadino di serie B.
Se quindi una democrazia esclude, se il diritto di voto viene ridotto a feticcio, come possiamo soprenderci dell'esplodere della violenza? Il che, ovviamente, non vuol dire non condannarla. Ma spiegarla. E capire che non saranno le leggi speciali del duo Maroni-Di Pietro a fermarla. Ha dunque ragione Parlato quando dice che la violenza era inevitabile e che anzi potrebbe essere istruttiva. Se soltanto chi avesse gli occhi per vedere li aprisse...
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